domenica 30 novembre 2008

Sistemi degni della più cupa Russia

Qualcuno ricorderà Stefano Salvi, il vicegabibbo inviato di Striscia la notizia.
E’ stato a Busto Arsizio (VA) per intervistare il ministro della giustizia ad personam Angelino Alfano sugli informatici e i verbalizzatori (Alfano si trovava lì per inaugurare il tribunale ristrutturato).
Da ciò che emerge nel video pare ci siano persone con la qualifica di informatici, che senza essere incaricati dal ministero della giustizia, hanno la facoltà di accedere agli archivi informatici di procure, procuratori e magistrati, in cui ci sono documenti processuali.
Alfano, alla domanda di Salvi, risponde con un succinto “verificheremo” prima di darsela a gambe protetto dalle forze dell’ordine.
Nel video Stefano Salvi non ha perso la sua carica rabbiosa, che forse lo penalizza un po’. Vedetelo e fatevi un’idea da soli.

PS La Bio wash ball quando l’avrò provata personalmente potrò confermare la sua bontà o smentire. Impormi a priori rettifiche, per altro con livore come ha fatto qualcuno, lo trovo prematuro, nonostante la presa d’atto con rispetto di chi sostiene che non valga nulla. Inoltre il fatto che la smentita della sua efficacia arrivi da un programma Rai, rafforza la mia curiosità. Farò sapere.

Che sia un problema ereditato o no i sistemi democratici sono completamente calpestati.

Le domande poste da Salvi sono degne di un vero giornalista al contrario degli altri giornalisti che non battono ciglio e addirittura sembrano infastiditi per non aver potuto leccare il culo come loro abitudine.

Bravo Salvi, per il resto un buon veffanculooooooooooooo

mercoledì 26 novembre 2008

Vietato esporre i "porno"

Finalmente un'iniziativa degna di nota.
Quante volte vi sarete trovati in edicola o in un locale pubblico che esponeva riviste porno o simili?
A me é capitato e ho pensato subito all'ipotesi che mia figlia fosse stata li vicino a me.
Addirittura certi edicolanti furbacchioni, coscienti del fatto che spesso i papà sono tirati dai figli davanti agli scaffali delle riviste per bambini, piazzano nelle vicinanze lo scaffale dei porno.

Anni fa mi capitò di riprendere un edicolante che, pur essendo molto religioso al punto di non mancare una messa in chiesa e di non mancare l'occasione di recitare ai fedeli qualche pagina sacra, utilizzava questo stratagemma.
Mi rispose che era la moglie la responsabile e che l'avrebbe avvertita della inopportunità della furbata.
Gli scaffali sono sempre li allo stesso posto e loro, i due coniugi, puntuali continuano a non mancare una messa.
Gentaglia!!!!!!!!!

Cittadella, "divieto di porno" per le edicole

E’ scoppiata la guerra tra il sindaco di Cittadella (Padova) e le edicole attive nel medesimo territorio comunale. Il primo cittadino, Massimo Bitonci, ha infatti deciso di vietare a tutte gli esercizi di “esporre al pubblico riviste, giornali, calendari o manifesti aventi contenuto pornografico o, comunque, che oltrepassino il buon gusto e dileggino la morale o la pubblica decenza”.

Divieto di porno per le edicole - Bitonci, deputato leghista già noto per la sua precedente ordinanza “anti sbandato”, ossia l’obbligo per gli stranieri di dimostrare di disporre di un reddito minimo per ottenere la residenza nel comune di Cittadella, ha voluto tuttavia mettere i puntini sulle i e precisare che il divieto riguarda anche “l’affissione di manifesti che rappresentano disegni corredati da frasi e parole dal contenuto osceno al limite della pornografia”.

Continua su"notizie.tiscali.it"

Piero Ricca contesta sgarbi - Da non perdere per ricordare

Dal Blog di "Piero Ricca"


Quando l’impudenza supera la fantasia. I “Socialisti di Milano” hanno emanato questo comunicato: un pezzo di involontaria comicità.

SGARBI. BISCARDINI: SOLIDARIETA’ ALL’EX ASSESSORE DI MILANO CONTESTATO DA UN GRUPPETTO DI FACINOROSI

venerdì 21 novembre 2008

“I socialisti milanesi esprimono a Vittorio Sgarbi la loro piena solidarietà dopo la contestazione subita ieri sera ad opera di un gruppo organizzato di facinorosi, fascisti e giustizialisti, durante la presentazione alla libreria Feltrinelli del libro su suor Letizia (Moratti)”
Lo ha dichiarato Roberto Biscardini della Segreteria Nazionale del Partito Socialista che ha aggiunto: “Indaghi la questura da dove vengono, chi li ha mandati e quali erano i loro obiettivi. Indaghino i magistrati perché a Milano se accusi questa giunta di governare la città facendo favori ai propri amici o, come ha detto Sgarbi, se dichiari che la città è governata da “ultraconservatori” non solo sei censurato dalla grande stampa, ma sei contestato in pubblico da gruppi organizzati.
Il clima è molto più pesante di quel che si crede, Milano libera e liberale – ha concluso Biscardini – non si merita un periodo oscurantista e illiberale come quello che il PDL di Letizia Moratti vuole fare ingoiare ai suoi cittadini.”

martedì 25 novembre 2008

L'ottimismo del coglione

EBBENE SI! E' ARRIVATO IL MOMENTO!

Ho deciso di costituirmi.

Si, signor ministro Tremonti, signor presidente del consiglio. La colpa è tutta mia. Mia e di tutti quelli come me.

IO sono il colpevole del freno al PIL!!!

Perchè ho un televisore che ha 20 anni. Se mi capita qualcosa di rotto sottomano la riparo, la metto a posto (me la cavo un po' con tutto, per mia fortuna) e la vendo o la regalo a chi ha bisogno.
Perchè mi ostino a non cambiare il cellulare dopo più di tre anni, nonostante le insistenze degli operatori; perchè se mi si rompe qualcosa la riparo e poi la riparo ancora, fino ad essere certo che proprio non può essere riparata. E cerco di far da solo ogni lavoro. Mi compro una macchina incidentata e me la riparo, spendendo il minimo indispensabile; e anche le piccole riparazioni sia dell'auto che a casa le faccio io. A casa mia non è mai venuto un fabbro, o un elettricista o un tecnico della lavatrice o un falegname. Tempo fa ho comprato un rasoio elettrico e sfrutto la moda del capello corto (e anche la mia calvizie che avanza) da anni non vado da un barbiere.
Non mi sono mai indebitatto per le ferie o per qualcosa di FUTILE. Esco poco mangiar fuori piuttosto invito gli amici a casa.
Se posso baratto: Ora vivo al nord, ma giù nel mio paese il baratto si praticava ancora fino a qualche anno fa. Mia mamma cuciva o rammendava un pantalone e la vicina in cambio le dava la farina, verdura, legumi. Non tengo soldi in banca. Solo il minimo per pagare il mutuo e quando sarà estinto chiuderò il conto. Ho il giardino e ci coltivo la verdura e la frutta. E appena posso mi costruirò il caminetto e mi scalderò con legna.
Lo so che sto commettendo un CRIMINE contro l'economia, ma finchè non mi avranno beccato continuerò a "delinquere". E non mi sento nemmeno in colpa se non faccio girare l'economia.
Mi spiace, signor presidente del consiglio, ma non risponderò al suo appello di non smettere di consumare se no le sue aziende vanno a puttane. Anzi un po me lo auguro!

Tranquilli, tranquilli, non sono io anche se cerco di imitarlo.
Io sono completamente daccordo con Dino C. di Leinì che
ha postato questo splendido commento sul Blog di Grillo.

L'ottimismo del coglione genera mostri

Ho comprato due lavatrici, tre frigoriferi e uno schermo al plasma. Ingombrano un po’, ma non potevo ignorare l’appello di Testa d’Asfalto dall'Abruzzo. La colpa della recessione è di chi non consuma. Dei finti disoccupati. Le aziende non producono e la Fiat ha i piazzali pieni di auto. E’ una legge di natura. Se non compri, azienda chiude.
Italiani, tirate fuori i soldi dal materasso, siete peggio di un genovese. Pensate a quell’uomo. A ciò che ha dovuto patire per il nostro Paese divenuto di sua proprietà. Alle sue ville in Sardegna. Ai suoi mille e mille miliardi. I danèe li ha meritati. Lo sapete, è ricco sfondato grazie a voi. Con il meccanismo dei soldi comunicanti. La pubblicità è il pizzo che pagate su ogni acquisto. Quando comprate una merendina o una scatola di pomodori finanziate Mediaset. La pubblicità fa parte del prezzo del prodotto e la pagate tutti i giorni. Quando voi consumate, lui incassa. Se l’Italia è più povera e lui ricchissimo una ragione ci sarà. Chiamala, se vuoi, P2.
Se non consumate, lui diventa triste e non ascolteremo più le sue famose barzellette su Obama abbronzato come Naomi Campbell e su Mangano eroe di Forza Italia. Se la raccolta pubblicitaria di Publitalia crolla, il titolo di Mediaset soffre peggio di Veltroni quando fa opposizione. Se va sotto l’euro chi lo racconta a Confalonieri?
Ci sono voluti vent’anni per consumare l’Italia, ma lui ci è riuscito. Ha avuto l’appoggio dei collaborazionisti Bossi, D’Alema e Violante, è vero. Centinaia di giornalisti si sono venduti, è vero. Ma lo sfascio, diciamocelo, è soprattutto merito suo. I 400.000 precari che perderanno il lavoro entro Natale non deludano lo psiconano. Si rechino con le famiglie alla sede più vicina della Mediolanum, la banca intorno a loro. Chiedano del signor Ennio Doris. Dicano che li manda Berlusconi, il coproprietario della banca, e che devono consumare. Un prestito, un mutuo a tasso agevolato e via verso il più vicino centro commerciale per una sveltina tra gli scaffali.
La cura per il rilancio dei consumi comunque c’è. Tremonti è al lavoro per una manovra di 80 miliardi di euro che saranno investiti in opere pubbliche. Gli 80 miliardi verranno prelevati dalle tasse degli italiani. Ci arricchiamo e ci indebitiamo da soli. Un giro conto sul conto degli altri. Togliere ai contribuenti per dare alla Confindustria.
Lasciate la luce accesa anche di giorno, l’acqua del rubinetto aperta, i caloriferi a tutta manetta. Usate tre preservativi alla volta, uno sull’altro, e due scatole di Viagra per sera. Consumate, consumatevi. L’ottimismo del coglione genera mostri.

Postato da Beppe Grillo sul suo BLOG

domenica 23 novembre 2008

L’insostenibile doppiezza di Angelino Alfano

Tratto da ""Uguale per Tutti"

di Daniele Della Bona


da Micromegaonline del 13 novembre 2008


“La mafia è sempre equivalente alla morte e alla barbarie assoluta: uccide gli uomini, la speranza del futuro e la dignità dei vivi [...] Con il pacchetto sicurezza e con le ulteriori norme che abbiamo approvato e che ci apprestiamo ad approvare abbiamo messo in campo una straordinaria offensiva antimafia come ai tempi di Falcone […] Maroni si conferma un campione dell’antimafia e noi siamo uniti come giocatori di un’unica squadra che si chiama Stato” (Angelino Alfano, 10 novembre 2008).

Le parole di Alfano sono inequivocabili: lotta senza quartiere alla mafia.

Non è il primo intervento in questa direzione dell’enfant prodige di Forza Italia nei confronti del fenomeno mafia: il suo primo atto da ministro della giustizia fu la firma di diversi provvedimenti per il 41 bis, il regime di carcere duro per i mafiosi.

Poi, diramazione di circolari per rendere più restrittivo il regime carcerario e difficoltose le comunicazioni dei boss detenuti. Presenza fissa alle commemorazioni delle vittime di mafia: Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa, Don Puglisi. Tributati e commemorati con queste parole:

“Oggi è un giorno di dolore, ma anche di speranza” (Angelino Alfano il giorno dell’anniversario della morte di Borsellino, 19 luglio 2008).

“Ventisei anni fa è stato assassinato il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, simbolo della lotta dello Stato contro l’antistato […] decise coraggiosamente di andare avanti, a rischio della propria vita e di quella dei suoi cari, mosso unicamente dal senso del dovere e dalla forza interiore che solo un profondo e radicato attaccamento ai principi di legalità e giustizia può infondere” (Angelino Alfano, 3 settembre 2008).

“A distanza di quindici anni, il ricordo di don Pino Puglisi, della sua alta figura morale e della sua coraggiosa testimonianza cattolica, costituiscono per la società civile siciliana, e non solo, un’occasione per dimostrare che l’antistato, il ricatto e la paura possono essere sconfitti […] Non si illudano gli assassini di oggi e di ieri - per una voce stroncata con un colpo alla nuca, altre migliaia si sono alzate, libere e unite nel gridare con forza il loro no alla mafia, alla violenza e alla morte” (Angelino Alfano, 15 settembre 2008).

“Io andavo alle elementari, dalle suore Ancelle Riparatrici, quando la mafia ha ucciso Mattarella. Ero alle medie quando hanno sparato a Dalla Chiesa e al ginnasio quando hanno ammazzato Chinnici. La mia generazione ha un vaccino culturale antimafia” (Angelino Alfano, “Il Corriere della sera magazine”, 31 luglio 2008).

Tutto normale e lodevole, se non fosse che Alfano concilia a queste parole altre meno lusinghiere in difesa di Marcello Dell’Utri: braccio destro di Berlusconi, già condannato in via definitiva per false fatturazioni e frode fiscale, sotto processo per estorsione mafiosa, imputato a Palermo in appello con l’accusa di aver organizzato, insieme a falsi pentiti, accuse al fine di screditare veri pentiti di mafia.

Ma, soprattutto, Dell’Utri è stato condannato in primo grado a nove anni con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

La sentenza dell’11 dicembre 2004, emessa dal tribunale di Palermo, inchioda Dell’Utri per «episodi ed avvenimenti dipanatisi nell’arco di quasi un trentennio, e cioè dai primissimi anni settanta fino alla fine del 1998» che comprovano «contatti diretti e personali» con esponenti di Cosa Nostra e il ruolo «di costante mediazione... tra quel sodalizio criminoso, il più pericoloso e sanguinario nel panorama delle organizzazioni criminali operanti nel mondo, e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo Fininvest» […] «consentendo ... che Cosa Nostra percepisse lauti guadagni a titolo estorsivo dall’azienda milanese facente capo a Berlusconi, intervenendo nei momenti di crisi tra l’organizzazione mafiosa ed il gruppo Fininvest ... e promettendo appoggio in campo politico e giudiziario».

Pertanto, scrivono i giudici, la pena per Dell’Utri «deve essere ancora più severa ... dovendosi negativamente apprezzare la circostanza che l’imputato a voluto mantenere vivo per circa trent’anni il suo rapporto con l’organizzazione mafiosa (sopravvissuto anche alle stragi del 1992 e1993)».

Cosa ne pensa il paladino dell’antimafia Alfano?

“E’ una delle sentenze cui il giudizio su una persona è l’opposto dell’opinione che tantissimi, e io per primo, hanno di lei. Una sentenza che produce questo risultato, inquieta. Noi lo consideriamo da sempre [Dell’Utri, ndr], colto, sensibile, innocente” (Angelino Alfano,14 febbraio 2005, “Il Giornale”).

Avete capito bene: ciò che inquieta Alfano è che la condanna sia difforme dal giudizio suo e di molti su Dell’Utri, non che emergano fatti e circostanze agghiaccianti sui rapporti mafia-Dell’Utri.
Parole salvifiche anche per Salvatore Cuffaro, l’ex governatore della Sicilia condannato in primo grado per favoreggiamento di alcune persone legate a Cosa Nostra.

“Nessuno, proprio nessuno, in Forza Italia, ha chiesto le dimissioni di Cuffaro” puntualizza Angelino all’indomani della condanna a cinque anni emessa dal tribunale di Palermo.

E che dire del filmato che ritrae Alfano nel 1996 abbracciare e baciare, al matrimonio di Gabriella Napoli e Francesco Provenzani, il padre della sposa, Croce Napoli, titolare di una fedina penale di tutto rispetto: arresto per associazione mafiosa, concorso in sequestro di persona, in omicidio e indicato dagli investigatori come «capo dell’omonima cosca mafiosa facente capo a Cosa nostra, operante in Palma di Montechiaro e nei centri limitrofi».

Beh niente male.

Che cosa dice Alfano? Prima nega ogni suo coinvolgimento: “Io non ho mai partecipato a matrimoni di mafiosi o dei loro figli, non conosco la sposa, Gabriella, né ho mai sentito parlare del signor Croce Napoli. Non ho nessuna memoria o ricordo di questo matrimonio”.

Poi però, visto che le immagini parlano da sole, il giorno seguente ritratta la versione: “Adesso ricordo, adesso che ho appreso altri particolari su quel matrimonio, ricordo di esserci stato, ma su invito dello sposo e non della sposa. A quel matrimonio fui invitato dallo sposo, mio conoscente. Non conoscevo la sposa, men che meno suo padre che, ovviamente, mi fu presentato lì quale suocero dello sposo e che, solo adesso, apprendo essere tale Croce Napoli di cui nella mia vita ho sempre ignorato l’esistenza. Purtroppo la Sicilia è una terra difficile e martoriata dove, qualche volta, anche l’ educazione e la cortesia di consegnare personalmente un regalo a uno sposo felice può produrre fastidiosi effetti collaterali”.

Niente di penalmente rilevante ovviamente e va aggiunto che può capitare forse a chiunque, magari non dovrebbe accadere a un deputato regionale (la carica ricoperta all’epoca da Alfano) in Sicilia.

Ma niente, come al solito la doppiezza della politica, che sul palcoscenico mostra la faccia bella e dietro le quinte fa disinvoltamente tutto e il contrario di tutto, non trova alcuna condanna sociale.

Nessuna indignazione, nessuno stupore come se ormai fosse normale, peggio ancora naturale, che i politici siano pubblici mentitori e che ciò che fanno, in fondo, conti meno di ciò che dicono. Credo, invece, dovrebbe essere vero il contrario.

De Magistris aveva visto giusto

Why Not: indagati manager e politici

(ANSA) - Politici e manager sono indagati dalla Procura di Paola (Cosenza) in un filone dell'indagine Why Not. Lo scrive oggi la Gazzetta del Sud. Indagati il consigliere di An Franco Morelli, l'ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti e gli ex assessori Giovanni Dima, Giuseppe Gentile e Giovanni Luzzo. In un altro filone, sarebbero indagati anche l'attuale presidente regionale Agazio Loiero, il capogruppo Pd Nicola Adamo, sua moglie Enza Bruno Bossio, e l'imprenditore Antonio Saladino.

Come si fabbrica l’insicurezza

Preso in prestito da "Uguale per Tutti" e tratto
da Repubblica.it del 23 novembre 2008



Sono passati un anno, dodici mesi appena, ma l’Italia sembra un’altra. Meno impaurita e meno insicura.

Infatti, l’inverno è vicino, ma il clima d’opinione registra un disgelo emotivo evidente.

Come testimonia il 2° rapporto – curato da Demos e dall’Osservatorio di Pavia per Unipolis sulla rappresentazione della sicurezza – nella percezione sociale e nei media. Pochi dati, al proposito (d’altronde, ieri Repubblica gli ha dedicato molto spazio).

Nell’ultimo anno, si è ridotta sensibilmente la percezione della minaccia prodotta dalla criminalità a livello nazionale e soprattutto nel contesto locale.

E’ calato in modo rilevante anche il timore dei cittadini di cadere vittima di reati.

Da un recentissimo sondaggio di Demos (concluso venerdì scorso) emerge, inoltre, che il problema più urgente per il 31% degli italiani (se ne potevano scegliere due) è la criminalità comune.

Un anno fa era il 40%. Mentre il 21% indica l’immigrazione: 5 punti meno di un anno fa.

Gli immigrati, peraltro, sono considerati “un pericolo per la sicurezza” dal 36% degli italiani: quasi 15 punti percentuali meno di un anno fa e 8 rispetto allo scorso maggio.

Il legame fra criminalità comune, sicurezza e immigrazione che, negli ultimi anni, è apparso inscindibile, agli occhi dei cittadini, oggi sembra essersi allentato.

Cosa è successo in quest’ultimo anno, in questi ultimi mesi di così importante, significativo e profondo da aver scongelato il clima d’opinione?

L’andamento dei reati, in effetti, rileva un declino che, peraltro, era cominciato a metà del 2007. Tuttavia, nel corso degli ultimi anni, si è sviluppato senza variazioni tali da giustificare mutamenti di umore tanto violenti.

Invece, l’immigrazione è cresciuta in misura molto rilevante, come segnalano le principali fonti, dal Ministero dell’interno alla Caritas.

Gli sbarchi di clandestini sono anch’essi aumentati. Quasi raddoppiati.

Non sono i fatti ad aver cambiato le opinioni.

Al contrario: le opinioni si sono separate dai fatti.

Per effetto di un complesso di fattori.

D’altronde, il clima d’opinione riflette una pluralità di motivi, spesso non prevedibili e, comunque, non controllabili.

In questa fase, in particolare, la crisi economica e finanziaria ha spostato il centro delle paure e delle preoccupazioni dei cittadini. Non solo in Italia: anche negli Usa, prima del collasso delle borse, la campagna delle presidenziali era concentrata sull’immigrazione. Poi tutto è cambiato, con grande beneficio per Obama.

Tuttavia, la preoccupazione economica, in Italia, è da tempo molto alta. Destinata a deteriorarsi ancora.

Nell’ultimo anno, però, non è peggiorata. Era già pessima.

Il profilo delle “persone spaventate” presenta alcuni tratti particolari, utili a chiarire l’origine di questo collasso emotivo.

Due fra gli altri: guardano la tivù per oltre 4 ore al giorno e sono vicine al centrodestra; nel Nord, alla Lega.

L’analisi dell’Osservatorio di Pavia sulla programmazione dei tg di prima serata, peraltro, rileva una forte crescita di notizie sulla criminalità comune nell’autunno di un anno fa e un successivo declino – particolarmente rapido dopo maggio.

Peraltro, il peso delle notizie “ansiogene” è nettamente più elevato sulle reti Mediaset, ma soprattutto su Studio Aperto e Canale 5. Seguiti, per trascinamento, dal Tg 1, il più popolare e autorevole presso il pubblico.

Il sondaggio di Demos osserva come l’insicurezza sia molto più alta fra le persone che frequentano prevalentemente le reti e i notiziari Mediaset.

Ciò suggerisce che i cicli dell’insicurezza siano favoriti e scoraggiati, in qualche misura, dal circuito fra media e politica.

D’altra parte, la sicurezza, l’immigrazione e la criminalità comune sono temi “sensibili” negli orientamenti degli elettori.

“Spostano” i voti degli incerti. Rendono incerti molti cittadini certi.

Peraltro, come abbiamo già visto, il tema della sicurezza non è politicamente “neutrale”. La maggioranza degli elettori (anche a centrosinistra) ritiene la destra più adatta ad affrontare questi problemi – trasformati in emergenze (Indagine Demos, luglio 2007).

Così, per creare un clima d’opinione favorevole, al centrodestra basta sollevare il tema della sicurezza. Cogliere e rilanciare episodi e argomenti che alimentano l’insicurezza sociale. Farli rimbalzare sui media.

Il che avviene senza troppe difficoltà. Non solo perché il suo Cavaliere ha una notevole conoscenza del settore, sul quale esercita un certo grado di influenza. Ma perché la paura è attraente. Fa spettacolo e audience. E perché, inoltre, in campagna elettorale, la tivù costituisce la principale arena di lotta politica, su cui si concentrano l’attenzione dei partiti e la presenza dei leader.

Così, l’insicurezza cresce insieme ai consensi per il centrodestra. Senza che il centrosinistra riesca a opporre una resistenza adeguata. Frenato da divisioni interne, particolarismi e personalismi che non gli permettono di proporre e imporre un solo tema capace di spostare a proprio favore il consenso. Il lavoro, i prezzi, le tasse, l’etica: nel centrosinistra c’è la gara a distinguersi e a smarcarsi. Tutti contro tutti.

La recente campagna elettorale di Veltroni, irenica, tutta protesa a marcare la distanza dal passato (Prodi), non ha scalfito l’insicurezza del presente.

La morsa della sfiducia e dell’insicurezza si è allentata solo dopo le elezioni politiche e le amministrative di Roma. Non a caso.

Il risultato, senza equivoci, non lascia scampo alle speranze dell’opposizione: resterà opposizione a lungo.

Così, la campagna elettorale, dopo anni e anni, finisce. E il centrodestra si dedica a controllare, in fretta, il clima di insicurezza che aveva contribuito ad alimentare negli anni precedenti.

Propone e approva provvedimenti ad alto valore simbolico: l’impiego dei militari contro la criminalità, l’aumento di vincoli e controlli all’immigrazione. La liberalizzazione delle polizie e delle milizie locali, padane, private.

Gli stessi episodi di razzismo hanno prodotto la condanna “pubblica” dell’intolleranza, con l’effetto di inibirne, in qualche misura, il sentimento.

In quanto gli stranieri, percepiti perlopiù come “colpevoli” di reati e violenze, ne diventano “vittime”.

Così gli immigrati continuano a fluire, i clandestini a sbarcare e il numero dei reati non cambia, ma l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media nei loro confronti si ridimensiona.

La paura declina. Un po’ come avvenne nel periodo fra il 1999 e il 2001. Anche allora criminalità e immigrazione divennero priorità nell’agenda delle emergenze degli italiani.

Spaventati da aggressioni e rapine a orefici e tabaccai; dall’invasione degli stranieri. Che conquistavano i titoli dei quotidiani e dei tg.

Poi, l’inquietudine si chetò. Sopita dall’attacco alle Torri Gemelle e dalla vittoria elettorale di Berlusconi.

Capace, come nessun altro, di navigare sulle acque dell’Opinione Pubblica. E di domare le tempeste che la turbano dopo averle evocate.

venerdì 21 novembre 2008

Per sperare sempre che la legge sia veramente uguale per tutti

Un omaggio a Paul Newman. Una scena da Il Verdetto



Ogni commento sarebbe superfluo

giovedì 20 novembre 2008

Non solo mafia e mafiosi..................

COMBOMASTAS "'U TAGGHIAMU 'STU PALLUNI...?!"

Rap e video per raccontare la vita dei ragazzi nelle borgate palermitane. Il contrasto alla criminalità organizzata passa anche attraverso queste iniziative. Per la Questura di Palermo, protagonista in questi mesi insieme ai magistrati di una serie di operazioni che hanno decapitato Cosa Nostra palermitana, non solo dunque arresti ma anche una campagna sui media per far conoscere la zone più difficili e a rischio della città. Il racconto dei Combomastas' con la partecipazione di Sasà Salvaggio (video è della Zerocento). Immagini e parole per far percepire cosa sono la prepotenza, la costrizione, il pizzo, la mafia, per far vivere la storia di uno come tanti, che nasce e cresce a Palermo, da "quannu è nnicu" (da quando è piccolo, ndr) a quando ormai comprende che si può fare qualcosa per gli altri: insegnare con la propria esperienza colma d'errori, raccontare la propria voglia di riscatto radicata nella sua Palermo Padrona che "si pigghia tutto!" (si prende tutto, ndr). Restare a Palermo e modificarla in meglio.
Il video realizzato grazie al sostegno finanziario del Sole 24 ORE, del Giornale di Sicilia e della Fondazione Progetto Legalità (www.progettolegalita.it), che si occuperà anche della diffusione, è stato presentato ufficialmente in occasione delle celebrazione per l'anniversario della strage di Capaci.



SCARICA IL PEZZO GRATUITAMENTE DA WWW.COMBOSTUDIO.IT

Bella canzone, ottima iniziativa

Vi auguro tanta fortuna

E viva la Sicilia, viva l'Italia

lunedì 10 novembre 2008

I Blog fanno paura, su questo non ci sono più dubbi

Dal Blog Di Di Pietro

No all'ammazza blog

La Rete è l’ultimo media libero rimasto in Italia. La politica lo sa e non rinuncia a sferrare il suo attacco dopo aver occupato giornali e televisioni. Mi ero dissociato a suo tempo dal disegno di legge Levi-Prodi che prevedeva per i blogger di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) e l’estensione dei reati a mezzo stampa. I contenuti del disegno di legge Levi relativi alla Rete erano degni di una dittatura. Per fortuna il disegno di legge nel 2007 non passò e tutto sembrava rimanesse come prima. Senonché il 6 novembre scorso nel silenzio più assoluto questa proposta con un nuovo testo (C-1269) è stata assegnata, in sede referente, alla VII Commissione Cultura della Camera.

I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile.
Riporto alcuni passi del disegno evidenziati da Punto Informatico :

“Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.

E’ chiaro che la legge è stata fatta e modificata da chi non conosce la Rete oppure da chi la conosce troppo bene e proprio per questo la teme poiché la stragrande maggioranza dei blog contiene banner pubblicitari, ad esempio di Google Ads. Questi blogger sarebbero dunque per l’Agenzia delle Entrate assimilabili ad “attività di impresa”, dovrebbero iscriversi quindi al ROC rischiando di intercorrere in reati di stampa o , se non lo facessero in quelli di stampa clandestina.

L’Italia dei Valori offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione. Le regole vanno rispettate, ma non quelle che mettano a rischio la democrazia e siano palesemente anticostituzionali, e questo perché non sono regole ma abusi e soprusi Questo disegno di legge è pura censura. L’Italia dei Valori si attiverà da subito con una serie di iniziative contro questo disegno di legge liberticida facendo appello anche alle istituzioni internazionali e i media esteri.

mercoledì 5 novembre 2008

Obama trionfa e con lui la Democrazia

Mentre Obama trionfava nella maniera più democratica possibile dichiarando che lui risponderà al popolo che lo ha eletto e sostenuto finanziariamente e non alle lobby, in Italia i nostri governanti da quattro soldi dichiaravano rispettivamente:

Berlusconi, sono più anziano e saprò consigliarlo

Gasparri, Al Qaeda forse sarà più contenta ora che Obama ha vinto

Berlusconi, a chi si opporrà alle gallerie nelle Alpi risponderemo con la forza

Questi sono piccoli esempi delle scempiaggini che questi assurdi personaggi possono pronunciare

Ora per chi si fosse perso qualcosa o avesse perso la memoria vi propongo questo video per aiutarvi a recuperare la memoria



Qui di seguito invece quello che i nostri governanti non saranno mai ma che molti Italiani sperano possano essere



Primo discorso di Obama da Presidente USA
Prima parte


Seconda parte


Ora mi auguro che gli italiani sappiano dare il giusto colpo di reni e prendere esempio dagli studenti per dire basta a questa classe politica marcia, collusa e decrepita