mercoledì 31 dicembre 2008

Che differenze tra Italia e Francia!!!!

Riportando il commento di A. A. tratto dalla "Rete del Grillo",
auguro a tutti voi un felice 2009
nella speranza che tutto si rimetta nella giusta carreggiata.

Che differenza tra Italia e Francia:

Caro Beppe, buongiorno.
Ho 37 anni, sono scenografa marionettista (mestiere assurdo, vero???)... Vivo e lavoro in Francia da più di 10 anni, dopo essermi diplomata qui in Francia nel settore del teatro di figura, in una scuola internazionale unica al mondo. In Italia non avrei potuto accedere ad una simile
formazione.
Quattro anni fa ho tentato di tornare in Italia per riavvicinarmi ai genitori anziani, ho fondato insieme ad altre persone una compagnia teatrale organizzata in associazione culturale a scopo non lucrativo, per dare vita e forma ai nostri sogni e al nostro impegno quotidiano. Mi sono presto resa conto che per lavorare dovevo mantenere tutti i miei contatti in Francia, così da allora divido la mia vita in due: molti aerei, molti treni, molto lavoro in Francia, pochissimo in Italia.
In Italia, "è normale", nel nostro settore, riscontrare tutte le più grandi aberrazioni possibili:
- se va male: effettuare prestazioni (ossia fare spettacolo) che non ti verranno mai pagate nonostante contratti validi stipulati con organizzazioni riconosciute e sovvenzionate da Regioni e dallo Stato
- se va bene: essere pagati sei mesi/un anno dopo le prestazioni effettuate, dovendo anticipare da sè tutte le spese dei viaggi necessarie per recarsi presso i vari festival di teatro, pagare i propri collaboratori, versare i contibuti, pagare l'IVA...Il che comporta un investimento personale non indifferente...
- se si fa richiesta di sovvenzioni: si scopre che i criteri di attribuzione si basano sulle spese a consuntivo (dietro presentazione di fatture), in una percentuale che supera raramente il 20% delle stesse...Il che significa che se devi creare uno spettacolo, che in tutto costa 100, devi prima spendere 100 (dimostrandolo), e poi, un anno/un anno e mezzo dopo, riceverai (forse) 20.
Il che significa che se dietro di te non hai una banca che ti fa credito, non vai avanti. Non avendo una banca, impegno cio' che guadagno in Francia, per cercare di portare avanti la carretta in Italia...
Per farla breve, perchè non credo che i malori di noi "burattinai" siano poi tanto importanti nell'insieme del disastro italiano....Cio' che mi ha permesso di crescere: conoscere nuovi punti di vista, capire che esistono altri sistemi di organizzazione statale, scoprire che esistono paesi in cui le regole del lavoro vengono rispettate, anche quello artistico, "così futile....così volatile...".
In Francia sono abituata a ricevere proposte di lavoro per laboratori e spettacoli da effettuarsi presso comuni, provincie, scuole, associazioni, istituzioni, e ad essere pagata subito dopo aver effettuato la prestazione, entro la fine del mese...
In Francia sono abituata a depositare un dossier di richiesta di contributi pubblici a dicembre essendo sicura che il dossier sarà trattato entro marzo, e che i soli criteri per i quali verrà considerato siano criteri di qualità e non di conoscenze politiche. E inoltre sono abituata a ricevere i contributi pubblici IN ANTICIPO rispetto alle spese da effettuare, e non a consuntivo...
In Francia sono abituata a pagare le tasse allo Stato sapendo che mi tornano indietro con servizi quali:
- contributo mensile all'affitto di più del 40% dell'importo totale
- in caso di periodi senza lavoro, statuto del lavoro tutelato grazie ad una disoccupazione remunerata immediatamente con un minimo di 800 al mese
- formazioni qualificanti gratuite
- strade pulite, senza buchi, senza pattumiera come decorazione annessa...
In Francia ricevo informazioni chiare e immediate a qualunque sportello dell'amministrazione pubblica e non devo litigare con i funzionari. In Francia sono abituata ad ascoltare il telegiornale, la radio, a leggere i giornali senza dover ricevere ogni giorno, ad ogni edizione, il bollettino degli anatemi papali..In Italia, in questo modo, la gente riesce a farsi un'idea che tutto il mondo non è paese?
In Francia esisto con le mie gambe. In Italia, se restassi, dovrei utilizzare i miei anziani genitori come stampelle, e non potrei mai essere il bastone della loro vecchiaia...E mi fermo qui.
C'è chi mi dice, in Italia: se stai tanto bene in Francia, restaci...C'è chi con aria sprezzante mi fa notare che i francesi sono "presuntuosi". Come se questo servisse a riequilibrare la questione. Forse. Ma almeno sono corretti.
Sarà forse un mio limite, una mia follia personale, ma resta il fatto che non riesco a rinunciare completamente al mio paese, ed è per questo, che nonostante tutto, tento ancora di costruire qualcosa di buono anche lì, a casa mia...
Auguro a te e a tutti noi giovani un 2009 determinante: che si riesca insieme a riportare un po' di grazia e giustizia nel nostro paese, che non merita di essere così sfigurato.

domenica 28 dicembre 2008

Il pudore per questa classe politica é un optional

Non so, dunque parlo

Di Marco Travaglio

“Gli arresti domiciliari al sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, e la successiva scarcerazione sono un fatto gravissimo” (Walter Veltroni, 24 dicembre 2008)

“Si tratta di una vicenda grave, e Veltroni ha fatto bene a definirla così. Forse sarebbe stata necessaria più prudenza nell’emettere i provvedimenti di custodia cautelare, anche perché ci sono state conseguenze gravi, come le dimissioni del sindaco di Pescara. Quando prendono questo tipo di decisioni, i magistrati devono agire con prudenza e rispetto delle procedure. Ora ai magistrati chiediamo di fare presto, perché i cittadini hanno diritto di sapere presto quello che è accaduto a Pescara e quale sarà il destino della giunta” (Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia del governo ombra del Pd, Sky Tg24, 26 dicembre 2008)

“Non sussistevano le ragioni per le quali è stato arrestato il sindaco di Pescara, credo ci voglia molta prudenza perché è caduta una amministrazione per ragioni, a quanto pare, insussistenti. Serve prudenza e una valutazione seria dei dati che va fatta nei confronti di tutta la magistratura” (Luciano Violante, Pd, 26 dicembre 2008)

“Veltroni difende il suo partito, forse un amico, ma dovrebbe farlo anche quando ci sono gli avversari” (Altero Matteoli, Pdl, ministro dei Trasporti, 26 dicembre 2008)

“Con quattordici anni di ritardo, Veltroni forse si è reso conto che esiste un problema tra politica e giustizia” (Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, 26 dicembre 2008)

“In relazione al D’Alfonso, in termini di gravità indiziaria il quadro accusatorio, già integralmente condiviso dal Gip nel momento dell’adozione delle misure cautelari, rimane nel suo complesso confermato (e anzi sotto taluni aspetti rafforzato). Sulle due principali vicende di corruzione e sulla stessa associazione per delinquere. Le acquisizioni successive all’interrogatorio del Sindaco. hanno già in gran parte eliso il valore del costituto difensivo del D’Alfonso in relazione all’aspetto ritenuto più significativo: le ristrutturazioni (di sue abitazioni eseguite gratuitamente da imprenditori vincitori di appalti nel suo Comune, ndr). L’interrogatorio del Paolini (portaborse-autista del sindaco a spese dell’imprenditore privato Carlo Toto, ndr) ha offerto piena conferma dell’impianto accusatorio in relazione all’essere l’indagato (Paolini) una sorta di assistente del Sindaco, stipendiato dal Toto e fornito di autovettura di alta gamma, senza che sia possibile documentare e neppure comprendere quali prestazioni abbia svolto per l’imprenditore. Ribadita la gravità del quadro indiziario, come originariamente ritenuto nell’ordinanza. occorre a questo punto farsi carico delle sopravvenienze intervenute in relazione al pericolo di inquinamento probatorio ascritto al D’Alfonso. Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni. costituiscono un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale. Il previsto commissariamento del Comune determina un ulteriore indebolimento della rete di rapporti intessuti dal D’Alfonso nell’esercizio della propria attività politico-amministrativa e della conseguente capacità di manipolare persone informate e documenti. Quanto alla possibile costituzione di tesi difensive di comodo, va rilevato che esse sono già state in parte disvelate (con riferimento alla vicenda delle ristrutturazioni) e che comunque il dettagliato sviluppo del costituto difensivo del Sindaco (ed i confronti già intervenuti con le altre fonti di prova dichiarativa e documentale), alla luce della notevole mole del materiale documentale acquisito, rende meno probabili ulteriori manipolazioni. Per questi motivi, (il Gip, ndr) revoca la misura in atto (gli arresti domiciliari, ndr) applicata a carico di D’Alfonso”. (dall’ordinanza di scarcerazione firmata dal Gip di Pescara, Luca De Ninis, 24 dicembre 2008) (*)
_____________

(*) Il testo integrale dell’ordinanza può essere letto a questo link.

mercoledì 24 dicembre 2008

Confalonieri: "Europa7 non ha diritto alle frequenze" (Mediaset interpreta cosi la sentenza europea)




Ringraziamo trarcomavaglio1 per l'ottimo servizio

La manipolazione della realtà non ha limite per...
La manipolazione della realtà non ha limite per Mediaset e il suo presidente Fedele Confalonieri.
In un incontro a Trento il 31Maggio2008 Confalonieri ha il coraggio di dire che la sentenza della corte di Giustizia Europea non ha detto che Europa7 ha diritto alle frequenza ma solo, eventualmente, ad un risarcimento.

Per sbugiardare queste affermazioni, visto che i media tradizionali non possono, ho provato a fare un collage di video che ci aiutano a capire come sono andate le cose:

1) 31Gennaio2008 - Sentenza della Corte di Giustizia Europea che dice che il sistema di assegnazione delle frequenze TV va contro il diritto comunitario

2) Servizi di alcuni Tg sulla sentenza : Tg3,Tg5,Studioaperto

3) intervista ad Ottavio Grandinett, avvocato di Europa7

4) 1Aprile2008 Emma Bonino dice che non hanno eseguito la sentenza europea perche' NON AVEVA CARATTERE DI URGENZA

5) Corrado Calabrò, pres.AGcom, sulla sentenza europea

6) Francesco DI Stefano, europa7, fa una sintesi della situazione (Sett2008)

7) Vittorio Feltri non sa nulla del caso Europa7

BUONA VISIONE. FACCIAMO GIRARE!

martedì 23 dicembre 2008

Violante e la sua questione morale sono come l'aria fritta

Violante e la questione morale: ovvero come nascondere i fatti dietro le chiacchiere








Violante facci una grande cortesia,

visto che siamo a Natale facci un gran bel regalo

trasferisciti in Tunisia e non tornare più.

Magari portati con te anche qualche amico tuo che la pensa come te

cominciando da Ghedini e Berlusca.

A Flores chiedo di stringere alleanza con Di Pietro

Unica vera opposizione ma anche voce politica di degno rispetto.

Buon Natale a tutti

sabato 20 dicembre 2008

Povera Patria

Dopo il discorso di berlusconi e
la triste immagine della nostra Italia
mi viene solo di pensare
alle parole di questa splendida poesia di Battiato

Augurandovi un Buon Natale

spero anche io che

"Sì che cambierà, vedrai che cambierà
Si può sperare che il mondo torni a quote più normali"

Povera patria!
Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame,
che non sa cos'è il pudore,

si credono potenti e gli va bene quello che fanno;

e tutto gli appartiene.

Tra i governanti,
quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...

ma non vi danno un po' di dispiacere

quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà

No cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare
le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali

Me ne vergogno un poco, e mi fa male

vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà

Sì che cambierà,
vedrai che cambierà.

Si può sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature,
se avremo ancora un po' da vivere...
la primavera intanto tarda ad arrivare.

Natale in Cassa integrazione

Su "Repubblica.it" Giuseppe racconta il suo Natale in cassa integrazione.

Chi non si riconosce nella sua storia pur avendo un lavoro?

Quando Laura chiama, cade subito la linea. Il telefono fa un solo squillo, il tempo di un'unica vibrazione. Poi torna silenzioso. Allora Giuseppe sorride e chiama Laura. Così la ricarica di lei dura di più: "Capita - dice lui - che metto nel suo telefono dieci euro ad agosto. Poi può succedere a giugno dell'anno successivo. Perché non devi mai far passare dodici mesi senza mettere almeno dieci euro. Se no il numero si blocca". Laura osserva il marito che racconta i trucchi del povero. È pensierosa. Parla poco: "Non mi piace che gli altri sappiano".

Come si vive con 600 euro al mese? Si vive in una casa con pochi mobili e i muri che un tempo sono stati bianchi: "Per ritinteggiarli, togliere quelle macchie nere sopra i termosifoni, bisogna aspettare tempi migliori". Il tempo presente è fatto di calcoli che non tornano. Prendiamo l'affitto: 425 euro per due camere e cucina in una zona non periferica. Non molto. Troppo per la famiglia di Giuseppe. Perché con le spese si arriva a 475 euro medi al mese e già a questo punto ne resterebbero solo 125 per vivere in tre trenta giorni. Ma siamo solo all'inizio del calcolo.

Le bollette si portano via un'altra fetta: 55-60 euro per luce e gas. Si tira sui consumi: "Abbiamo il boiler elettrico. Lo accendiamo solo di notte perché dicono che così si spende meno". Ma il vero spauracchio è il riscaldamento: "Eh, su quello c'è poco da fare. Quando vedo la bolletta nella buca mi prende l'ansia. Non dipende da noi. C'è il teleriscaldamento, non possiamo risparmiare. Ci sono mesi che arrivano bollette enormi, anche 180 euro. Per fortuna non è sempre così. A ottobre, ad esempio, è arrivata da 35 euro". Con le bollette se ne vanno in tutto 95 euro. Ne restano trenta per dar da mangiare e per vestire tre persone.

A questo punto lasci cadere la penna e guardi Giuseppe negli occhi: "Diciamolo, è impossibile". Certo che è impossibile. Laura annuisce, la piccola Simona nasconde la testa tra le braccia abbandonate sul tavolo. E si spera che lo faccia perché ha sonno. Chi fa quadrare i conti in questa famiglia? "Mia madre. È vedova, ha 61 anni e la pensione di reversibilità di mio padre. È vero che si tiene in casa mio fratello ma ogni mese le arrivano 1.000 euro. Così certe volte ci troviamo al supermercato. Mettiamo le cose nel carrello. Poi, arrivati alla cassa, lei mi dice: ?Passa, faccio io'".

Non bisogna immaginare che il carrello della mamma, la signora Teresa, sia stracolmo come quelli della pubblicità. Per Giuseppe e Laura la spesa la fa un particolare personal shopper: "Il volantino, quello che ti mettono nelle buche. È fondamentale. Serve per approfittare dell'offerta del momento e anche per scegliere il supermercato. Che non è sempre lo stesso. In certe settimane conviene comperare la pasta da una parte e la bottiglia di pomodoro dall'altra". Non c'è volantino che riesca a superare certi vincoli del mercato: "La pasta è sempre l'alimento più conveniente. Certe volte con un euro riesci a portarne a casa due pacchi da mezzo chilo". E la carne? "Beh, quella non possiamo permettercela". È un lusso, come dare il bianco alle pareti. Come fate con la bambina? "Ci pensa mia mamma. Prepara la bistecca quando andiamo a mangiare da lei o ce la compera quando ci incontriamo al supermercato".

I cassintegrati italiani sono in pauroso aumento. Il 20 per cento in più nel quarto trimestre 2008, secondo le stime della Cgil. Nelle tabelle non compaiono le persone ma i milioni di ore di cassa. Dietro quelle cifre ci sono 1.300 aziende in cassa integrazione straordinaria e centinaia di migliaia di italiani che fanno la vita di Giuseppe. Solo in Fiat i cassintegrati sono 50 mila. La differenza, si spera, è nella durata. Perché a 700-800 euro puoi sopravvivere per due-tre mesi al massimo. Poi devi sperare nella pensione della nonna. Precipitare da una vita di dignitosi sacrifici alla disperazione è un attimo.

Quando lavorava in fabbrica Giuseppe guadagnava 1.200 euro. A questi si dovevano aggiungere i 135 di assegni familiari perché Laura, sua moglie, è disoccupata. In tutto 1.335 euro. Ma con la cassa, anche quando l'Inps si deciderà a pagare, il salario scenderà a 750 euro, che con gli assegni diventeranno 885. Nel passaggio dal lavoro alla cassa la perdita netta è di 450 euro, un terzo della busta paga complessiva.

In queste condizioni per Giuseppe e chi vive come lui l'unica alternativa alla paghetta della mamma pensionata è il lavoro clandestino. Chi è in cassa integrazione non può svolgere altre attività: "Rischiamo il licenziamento". Finora i tentativi di Laura sono andati a vuoto: "Una mattina - dice il marito - l'ho accompagnata a un colloquio al Bennet qui sotto casa. Cercavano commesse. Ci speravamo. Nelle nostre condizioni 5-600 euro in più al mese avrebbero fatto comodo. Quando è uscita ha raccontato: ?Mi hanno fatto un po' di domande e poi mi hanno detto: ?Le faremo sapere'. Allora io le ho risposto di mettersi l'anima in pace. Quando dicono così è perché non ti prenderanno mai". Trovare lavoro, anche in nero non è semplice: "La crisi c'è per tutti, anche per i clandestini". E accettare un impiego provvisorio può essere rischioso: "Ho risposto all'annuncio di un'agenzia interinale. Mi offrivano uno stipendio dignitoso ma ho rifiutato perché era un lavoro precario. Per accettare avrei dovuto rinunciare al posto alla Bertone. Non posso permettermi il lusso di rimanere senza busta paga".

Così l'unico introito extra sono i sussidi straordinari. Vanno bene tutti: quelli della Regione, che in Piemonte è in mano al centrosinistra, e quelli del governo di Berlusconi. Si partecipa ai bandi e si spera di vincere la lotteria: "Certe volte ti dicono che hai i requisiti ma che siccome hai già preso l'assegno l'anno precedente finisci in coda agli altri quello successivo". Se fosse per i requisiti, Giuseppe vincerebbe sempre: "Ho un reddito Isee di 9.800 euro. La soglia per partecipare è di 17.000. Straccio tutti". Si ride per non piangere nell'alloggio del quartiere di Santa Rita. Impressiona il fatto che la povertà abiti qui, in una zona di media borghesia e non solo nei palazzoni delle periferie. Impressiona il fatto che tra queste mura si sia dovuto aspettare il bonus della Regione (3.100 euro) per regalare a Simona la cameretta nuova. Nel discorso finale, quella specie di confessione che Giuseppe fa, solo, in fondo alle scale del condominio, c'è posto per l'ultima rivelazione: "Oggi sono contento. Ho sentito mia sorella al telefono. Ha promesso che mi passa 100 euro per i regali alla bambina. Così Babbo Natale arriverà anche per Simona. Le porterà una bella Barbie e il cd di Kung Fu Panda".

giovedì 18 dicembre 2008

La Legge non é uguale per tutti!!!!!!!!

Arresti Margiotta

La Camera dice no

Tutti contro Antonio Di Pietro:
è la scena offerta dall'Aula della Camera durante l'esame della richiesta di arresto da parte dei Pm di Potenza nei confronti del deputato del Pd Salvatore Margiotta.
Richiesta respinta con il solo no dei deputati dell'Idv,
che per questo vengono duramente contestati da tutti gli altri gruppi parlamentari.

La proposta della giunta per le Autorizzazioni è stata approvata con 430 voti a favore,
21 contrari (tutti dell'Idv) e tre astensioni: tra queste c'era quella di Furio Colombo del Pd.

Tratto da unionesarda.ilsole24ore

Unica opposizione: Antonio Di Pietro e IDV



Dire che questa gentaglia mi fa vergognare delle mie origini é dire poco, anzi pochissimo.

Spero in un terremoto che inghiotta tutto questo "fango" e con lui anche gli italiani che sono complici accettando supinamente questa umiliazione.

No alla Dx no alla Sx, si alla vera politica

Un Grazie a Di Pietro & Co

venerdì 12 dicembre 2008

L'appello di Massimo Fini e Marco Travaglio

<<......sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo.
Ingeneroso per il fascismo.
Che aveva perlomeno in testa un’idea.......>>

di Massimo Fini e Marco Travaglio

Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.

Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).

Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.

Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).

Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.

Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.

Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.

Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.


Da "voglioscendere"

Insomma,
per assurdo,
sarebbe meglio il fascismo che non questa banda di balordi
.

mercoledì 10 dicembre 2008

A noi italiani la diossina irlandese ci fa un "baffo"!!!

Tratto da "Il Tempo.it"

INQUINAMENTO DA DIOSSINA, A TARANTO
PRELEVATI 1.200 OVINI PER ABBATTIMENTO

Sono stati prelevati stamane per essere condotti all'abbattimento in un mattatoio di Conversano, in provincia di Bari, tra i 1.100 e i 1.200 capi, tra pecore, agnellini, capre e caprette, da sette aziende che si trovano nei territori di Statte e Taranto e che sono risultati contaminati dalla diossina. Le masserie sono vicine allo stabilimento siderurgico Ilva. Si tratta delle aziende interessate dal decreto della Asl di Taranto risalente a luglio. La scoperta della contaminazione e del conseguente vincolo sanitario avvenne a marzo. Una ottava azienda all'interno della quale sono stati trovati piu' recentemente ovini con quel tipo di contaminazione non e' stata per il momento coinvolta dal provvedimento, anche se e' stato apposto il vincolo sanitario. Il valore delle pecore da abbattere e' notevole, considerando che solo le 'fattrici' sul mercato valgono tra 250 e 300 euro ciascuna. La Regione Puglia ha previsto un risarcimento complessivo di 160 mila euro. L'azienda piu' colpita e' quella di Vincenzo Fornaro con circa 500 animali da abbattere. ''Il risarcimento previsto e' insufficiente - dice Fornaro all'ADNKRONOS - Sono 70/80 euro a capo. Bisogna aggiungere che nella mia azienda sono gia' morti 100 animali per il fatto che non hanno potuto pascolare per un lungo periodo e sono rimasti rinchiusi nelle stalle. Nella cifra, poi, sono compresi i costi di trasporto, smaltimento e macellazione''.

Dico io,
1200 povere bestiole saranno abbattute perché avvelenate dall'ILVA di Taranto, dopo anni e anni che a Taranto si fanno i fanghi con il "dubbio" della diossina, si sciacquano nel mar piccolo tra una cozza e l'altra sempre col "dubbio" diossina poi si fanno una scampagnata tra la bellissima vegetazione dei dintorni per assaporare i frutti locali col "dubbio" diossina e allegramente si fanno ricoverare nell'ospedale di Taranto che onestamente a me fa paura solo a nominarlo transitando per la tangenziale che ha quel caratteristico color "rosso ilva". - Uno spettacolo da non perdere grazie ai nostri amatissimi politici con la complicità dei "bravi" cittadini che tacciono avvolte per un pugno di briciole già masticate.

C'é da esserne allegri e felici, chissà quando vedremo la popolazione pugliese scendere in piazza e bloccare ogni metro della regione per iniziare a fare pulizia di bastardi e ladri politicizzati e politicanti.

Dedicato alla classe operaia e dei lavoratori veri compreso i poveracci che............

Dedicato alla classe operaia e dei lavoratori veri compreso i poveracci che
per paura hanno abbandonato la sinistra (che peggio di così non ci avrebbe comunque ridotto) ed hanno preferito votare la lega e il "Partito Dei Ladroni" anziché non votare proprio.

Adesso leccatevi le ferite e sperate in un miracolo................ italiano

Dal Blog di Grillo I il Grande

Umberto Garibaldi, l'antifederalista



Bossi è l'erede di Giuseppe Garibaldi. Il suo vero sogno è uno stato nazionale, centralista, magari un po' fascista. Quando racconta la storia dei Comuni pensa in realtà a Giulio Cesare e alle glorie dell'Impero Romano. Va a Pontida negli incontri pubblici, ma in privato visita i Fori Imperiali e si reca in gita a Predappio.
La Lega è un partito federale, ma solo in periodo elettorale. Passata la festa, gabbato il valligiano bergamasco. Bossi è più furbo di Andreotti, più calcolatore di Gelli, più panzanaro dello psiconano. Un grande Padre della Patria. Si merita una statua equestre in piazza Venezia. Ha fatto più la Lega per l'affermazione di Roma Caput Mundi e dell'unità nazionale che ogni altro partito apparso in Italia, a parte il fascismo. Il Duce diceva cosa voleva fare e spesso non ci riusciva, il Senatùr dice il contrario di quello che farà e ci riesce sempre. Una mente superiore.
Da quando la Lega è al Governo, in meno di un anno, ha ottenuto risultati strepitosi per il federcentralismo:
- ha eliminato l'Ici, unica vera tassa federale, per i Comuni
- ha privatizzato l'acqua, che passa in gestione dai Comuni alle concessionarie e alle multinazionali
- ha tolto alle Regioni il potere di decidere in materia di politica ambientale
- ha permesso la creazione di una nuova base militare statunitense a Vicenza ("Padroni a casa nostra") con la proibizione di un referendum indetto dal Comune
- non ha eliminato i Prefetti, ma ha militarizzato le città con l'esercito
- ha tolto alle Università del Nord, ad esempio 40 milioni di euro al Politecnico di Milano, per dare 150 milioni al Comune di Catania e 500 milioni al Comune di Roma, per evitare il fallimento
- ha ignorato la presenza di 90 testate atomiche statunitensi a Ghedi Torre nel Bresciano e a Aviano in Friuli
- ha aumentato i costi della politica
- ha lasciato che 8/9 miliardi di euro di fondi europei OGNI ANNO (soldi interamente versati con le nostre tasse) vadano a Calabria, Campania e Sicilia senza nessun controllo. E chi vuole controllare che non finiscano ai partiti e alla criminalità organizzata, come Luigi De Magistris, viene trasferito.
Le camicie rosse di Garibaldi hanno fatto l'Italia, le camicie verdi di Bossi l'hanno strafatta.
Se dopo alcuni mesi di governo della Lega lo Stato centralista e romano si è rafforzato in questo modo, cosa ci riserva il futuro? La tassa federale per il Nord e gli sgravi fiscali per la mafia?
E' il federalismo che traccia il solco, ma è la poltrona che lo difende!

domenica 7 dicembre 2008

Fuga di cervelli!!!!!!!!!!!!! Chissà perché!?!?

Dal Blog di Piero Ricca

Ricercatori a New York


Chi non ha santi in paradiso spesso è costretto ad andarsene all’estero per fare ricerca. Il nepotismo, le mafie, i baronati stanno impoverendo sempre più la società italiana, in primo luogo di risorse intellettuali. Gli amici di Qui New York Libera hanno raccolto la testimonianza di alcuni ricercatori italiani negli Stati Uniti.

Chi non ha provato sulla propria pelle questa verità???

mercoledì 3 dicembre 2008

L'Italia alla deriva - Perché??????

Riporto il post di oggi dal Blog di Di Pietro.
Si può dire quello che si vuole o pensare come si vuole su Di Pietro ma,
é innegabile che quest'uomo sia l'unica vera spina nel fianco di questo governicolo composto si anche da brava gente ma in gran parte da intrallazzatori che campano alle nostre spalle e fanno i loro loschi affari impunemente garantiti da un capo di Governo che non meriterebbe neppure di vivere in Italia.

Per il bene dell'Italia leggete fino in fondo le ragioni dei continui no di Di Pietro.
Dire no non é sempre sinonimo di disfattismo quasi sempre come nella fattispecie é segno di amore per il proprio paese.

Non posso che ringraziare Di Pietro per il suo impegno e me ne fotto se guadagna più di me!!!!

Il Governo delle banane

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Ieri il Governo ha chiesto la fiducia per i provvedimenti a contenimento della spesa sanitaria. Fiducia che è mancata da parte dell'Italia dei Valori. Ma la nostra è una fiducia, come ha dichiarato alla Camera il deputato dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi, che manca da lungo tempo e su molti fronti. Sono innumerevoli gli ambiti, citati nel discorso di Borghesi, che non ci trovano in sintonia con questo "Governo delle banane", ambiti che hanno scritto una brutta pagina della democrazia di questo Paese, screditando l'immagine dell'Italia in tutto il mondo.

Testo dell'intervento:

"Signor Presidente e signor Presidente del Consiglio, che con la sua assenza ostenta la sua disistima verso il Parlamento della Repubblica italiana. Questo banco del Governo vuoto ne è la dimostrazione. Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo che fa continuamente a pezzi la nostra Costituzione, oltraggiata al di là di ogni misura dalla scarsa considerazione che il Presidente dimostra di avere per il Parlamento, considerato un organo inutile, un fastidioso ostacolo a decisioni prese con pochi accoliti, con poteri più o meno occulti, con banchieri privi dei requisiti di onorabilità, con imprenditori il cui unico intento è la speculazione senza alcun rischio dei propri capitali, spesso nascosti in paradisi fiscali.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che presto perderà la fiducia della sua stessa maggioranza: vi sono in quest'Aula, anche nella maggioranza, persone perbene, competenti, capaci e rispettabili, a cui sta a cuore la dignità del Parlamento e la loro stessa dignità e che, se per il momento si limitano ad alzare la voce contro il loro Governo in Commissione, mi auguro presto non accetteranno più di fare i burattini di qualcuno che li comanda a premere un pulsante (qualche volta anche due).

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che sistematicamente toglie ai poveri per dare ai ricchi, come con il provvedimento sull'ICI, che Prodi aveva limitato nell'esenzione, per il quale i comuni italiani attendono ancora adeguato ristoro (infatti, non sono certo i 260 milioni presenti nel decreto-legge in esame a darlo) ed intanto stanno tagliando i servizi ai cittadini per far quadrare i conti. E Robin Tremonti se la ride, contento per aver tolto, dice lui, i soldi a petrolieri, banchieri, ed assicuratori, in realtà pagati dai cittadini con i prezzi di benzina, di polizze assicurative e di interessi passivi.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che per un ignobile calcolo elettorale ha rifiutato di cedere Alitalia ad AirFrance, per darne la polpa ad alcuni imprenditori, in larga parte pregiudicati ed indagati, addossando la fiscalità ai cittadini, quindi con un costo aggiuntivo di 2 o 3 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che distingue tra il federalismo delle parole, promettendo la responsabilità di chi amministra, e il federalismo dei fatti, che regala 500 milioni alla Campania, con la scusa dei rifiuti, 150 milioni a Palermo, 140 milioni al decotto comune di Catania, il cui ultimo amministratore, come premio per il disastro compiuto, siede nei banchi del Parlamento, 500 milioni a Roma, non meno indebitata di altre grandi città, e 38 milioni al Belice, per un terremoto di quarant'anni fa.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con il giusto intento di colpire i fannulloni, in realtà toglie, dal primo giorno, il pane al lavoratore ammalato e l'assistenza familiare ai disabili, ma salva i dirigenti pubblici dal principio di responsabilità, cancellando nei decreti ogni punizione nei loro riguardi, quando sbagliano.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con la scusa di salvare i risparmiatori, dà soldi alle banche (e ben più di quelli prelevati da Robin Tremonti), senza alcuna condizione, neppure quella di garantire più credito alle piccole e medie imprese o di eliminare i vergognosi bonus di manager capaci solo di pensare ai propri interessi con i soldi degli altri. Mi riferisco, in particolare, alle cifre da capogiro incassate, ad esempio, dal signor Passera, deus ex machina di tante operazioni finanziarie e politiche. Si tratta di cifre che sono schiaffi continui in faccia alle famiglie che faticano a sopravvivere.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, dopo avere sbandierato agli italiani che avrebbe loro abbassato le tasse, alza, a livello intollerabile, la pressione fiscale su coloro che le pagano, ma nel contempo emana provvedimenti oggettivamente di collusione con l'evasione fiscale, quali la riduzione della tracciabilità dei pagamenti e l'eliminazione dell'elenco clienti ai fornitori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Eppure, in Italia, sfugge al fisco una rilevante quantità di ricchezza che, se acquisita, permetterebbe di dare sostegno ai sette milioni e mezzo di italiani che vivono sulla soglia di povertà.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che assume provvedimenti che, sempre, recano vantaggi all'azienda del Presidente, in un così rilevante conflitto di interessi. Non siamo fessi, Presidente, e non crediamo alle favole, e anche se fingete di pentirvi ci provate ogni volta, come con l'aumento dell'IVA a Sky, che è tra i pochi competitori di Mediaset. La verità è che mai avete sbagliato al contrario, facendo leggi contro Mediaset, e ciò toglie ogni dubbio sulla buona fede delle vostre azioni.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che, appena può, cerca di dettare leggi ad personam, sia che si tratti del Presidente del Consiglio Berlusconi, con l'ignobile provvedimento che va sotto il nome di «lodo Alfano», gli svariati tentativi di salvare Retequattro o il decreto sulle intercettazioni, sia che si tratti di salvare i suoi accoliti, con i provvedimenti salva-manager per salvare personaggi impresentabili come Cragnotti, Tanzi, Ricucci e i loro dirigenti, i quali hanno rapinato tanti piccoli risparmiatori, spesso con l'aiuto di banchieri compiacenti come Geronzi del quale, pure, si cerca oggi il salvataggio, depenalizzando la legge fallimentare.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che rapina persone debolissime, come i danneggiati da sangue infetto, i talassemici, i danneggiati da vaccinazioni e le loro famiglie. Dove sono finiti, Presidente, i 150 milioni di euro a loro destinati per il 2008, in aggiunta ai 180 previsti dall'ultima finanziaria del Governo Prodi e di cui si sono perse le tracce? Togliere soldi destinati a persone sofferenti è come perpetrare un furto due volte.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che taglia indiscriminatamente i fondi a scuola, università e cultura e che elimina migliaia di precari dopo averne richiesto i servizi per tre, cinque e persino dieci anni.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che commette continui reati politici di riciclaggio di somme che altri Governi avevano già destinato. State letteralmente imbrogliando, questa è la parola giusta, gli italiani, lasciando credere di fare interventi da 80 miliardi di euro, quando in realtà si tratta di somme già destinate e previste da altri Governi, che ripresentate come nuove: in realtà non avete fatto nulla, a differenza di tutti gli altri Paesi europei, intervenuti con misure strutturali.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che sa solo inventare la Social Card, o meglio la carta di povertà. Ci dica, signor Ministro Robin Tremonti, se si è fatto dire il costo di emissione di ciascuna di queste carte che rischia, per una pubblica amministrazione inefficiente come la nostra, di costare più del misero valore che conterrà e che dovrà essere speso, altra "meravigliosa" idea di stampo liberale, in esercizi convenzionati e a prezzi prefissati.
In molti casi, tali prezzi saranno superiori a quelli praticati dai negozi discount e dai mercatini dove la povera gente va a rifornirsi.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che istituisce un Ministro per la semplificazione legislativa, che afferma di tagliare le leggi e poi chiede a pensionati e a famiglie a basso reddito - al fine di ottenere la card di cui sopra - la compilazione di moduli e la richiesta di documenti per i quali ci vuole uno studio di consulenza. Signor Ministro Tremonti che non c'è, signor Ministro Calderoli che non c'è, fate come ho fatto io nel fine settimana e provate voi a compilare le carte che chiedete alla povera gente.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio pratica da sempre tentativi di corruzione politica. Non ci interessa se essi abbiano o meno valenza di reato penale ma, sul piano politico, restano tentativi di corruzione politica. Forse qualcuno si è già dimenticato che nel 1995, quando la Lega iniziò il disimpegno che portò alla caduta del suo primo Governo, venne messo in atto il più rilevante tentativo di corruzione politica che la nostra Repubblica ricordi nei confronti dei parlamentari di quel partito? Forse qualcuno si è già dimenticato che nella scorsa legislatura lei fece sistematici tentativi di corruzione politica nei confronti di senatori del centrosinistra per far cadere il Governo Prodi? Forse qualcuno si è già dimenticato del tentativo in essere riguardo alla Commissione di vigilanza RAI?

(Guarda il video) Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio chiede, ad ogni pie' sospinto, di annientare Di Pietro e l'Italia dei Valori che, evidentemente, iniziano a spaventarlo, per il crescente consenso che stanno ricevendo dagli elettori italiani. La rassicuriamo, signor Presidente: noi non spariremo, perché siamo un partito di uomini liberi che non devono rendere conto né a padroni né a potentati economici o sindacali né a corporazioni o, meglio, sappiamo e vogliamo rendere conto ai cittadini, che sono l'unico soggetto al quale pensiamo quando dobbiamo decidere come votare. Ed è a loro che pensiamo anche oggi esprimendo un «no» fermo e deciso al suo Governo, con la certezza che gli elettori stanno ben comprendendo di essere stati, ancora una volta, imbrogliati e presi in giro da lei e con la consapevolezza che molto presto, già dalla prossima primavera, potremo dire, in modo documentato, che lei non gode più non solo della nostra fiducia ma neanche di quella della maggioranza degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni)".

lunedì 1 dicembre 2008

I lati oscuri della vicenda SKY e dei fantomatici privilegi

Tratto da "L'Espresso"

Berlusconi-Sky: la vera storia

di Peter Gomez e Marco Lillo

L’Iva agevolata sulla pay-tv? Un favore fatto a Berlusconi nel 1991 dal ministro socialista Rino Formica e dal governo Andreotti. E dietro lo sconto, secondo la Procura di Milano, c’era anche un tentativo di corruzione
«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell'Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E' proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? "L'espresso" ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell'Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.


Si scopre così che l'Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione.


Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l'agevolazione dell'Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

Il fascicolo processuale però fu trasferito nella Capitale per competenza nel 1997. Nel 2000 il Gip Mulliri, su richiesta del procuratore di Roma Salvatore Vecchione e del pm Adelchi D'ippolito (oggi capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'economia con Giulio Tremonti) archiviò tutto.Nessuna rilevanza penale, quindi. Ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv: dal 1991 al 1995 quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi, Telepiù ha goduto di un'aliquota pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa. Mentre oggi definisce "un privilegio" l'aliquota più che doppia del 10 per cento.

L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono così il provvedimento: «È l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv».

Il 25 ottobre del 1995, Mario Zanone Poma, (amministratore di Telepiù sin dalla sua fondazione) dichiarava alle agenzie di stampa: «L'innalzamento dell'aliquota Iva:
1) contraddice la sesta direttiva della Comunità Europea;
2) contraddice l'atteggiamento degli altri paesi europei verso aziende innovative quali le pay tv;
3) crea una grave discriminazione tra la pay-tv e il servizio televisivo pubblico».
In pratica il manager scelto da Berlusconi diceva le cose che oggi dicono gli uomini di Murdoch.

Effettivamente un ruolo dei comunisti ci fu. Ma a favore del Cavaliere.

Il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) ma poi fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale. L'emendamento passò con il voto decisivo di Rifondazione Comunista: il suo leader dell'epoca, Fausto Bertinotti, in un ribaltamento dei ruoli che oggi appare surreale, fu duramente criticato dall'allora responsabile informazione del Pds (e attuale senatore del PD) Vincenzo Vita: «È squallido che Bertinotti abbia permesso un simile regalo a questo nuovo trust della comunicazione, figlio della Fininvest».