giovedì 29 gennaio 2009

La verità offende il colle e la montatura avanza nascondendo i veri contenuti di Piazza Farnese

È spiegato direi più che bene da AgoraVox

Di Pietro/Napolitano: come distogliere l’attenzione dall’accordo Letta-Veltroni

Come ti costruisco una notizia che non c’è. E intanto ne copro altre ben più pericolose per lo status quo. Il manuale Capezzone.

Esplode il caso “Antonio Di Pietro insulta Napolitano”. Oggi è su tutti i giornali, ieri i tg riportavano le fibrillazioni delle istituzioni. Tutto l’arco costituzionale ha stigmatizzato le parole del Tonino nazionale. Perfino qualcuno del suo partito ha traballato davanti all’offensiva mediatica. Abbiamo visto di peggio, direte. Vero, verissimo. Però c’è un dettaglio. Un nonnulla. Uno spiffero che rischia di far crollare il castello di titoloni, lanci di agenzia, servizi e dichiarazioni in libertà. Il problema è che Di Pietro non ha attaccato Napolitano.

Andiamo a vedere esattamente quello che ha detto ieri a Piazza Farnese Di Pietro: "Signor Presidente, ancora una volta ci stanno facendo lo scherzo di Piazza Navona. Io penso che in una civile piazza dei cittadini italiani abbiano il diritto manifestare. Si può non essere d’accordo su quel che abbiamo fatto e stiamo facendo... Ma è un nostro diritto, garantito dalla Costituzione, poter dire che ciò che fanno determinate persone non ci convince? E possiamo permetterci, signor Presidente della Repubblica, di accogliere in questa piazza anche qualcuno di noi che non è d’accordo su alcuni suoi silenzi? (applausi e fischi) Possiamo permetterci o no? O siamo degli eversivi? Siamo dei cittadini normali che ci permettiamo di dire a lei, signor Presidente della Repubblica, che dovrebbe essere l’arbitro, che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzi, lo possiamo dire o no? Noi la rispettiamo, noi abbiamo un senso delle istituzioni, noi vogliamo essere tranquilli". Poi ha proseguito per un minuto sui silenzi dei media e ha pronunciato le seguenti parole: “Perché non c’è possibilità di manifestare, senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d’accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, non siamo d’accordo sul fatto che si criminalizzano le persone che fanno il loro dovere, non siamo d’accordo sull’oblio che le istituzioni hanno sui familiari delle vittime (...) Lo possiamo dire o no? Rispettosamente. Ma il rispetto è una cosa, il silenzio un altro. Il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso”.



Notare, che Di Pietro aveva cambiato interlocutore
. E che nel periodo precedente, quello dedicato a Napolitano, non avesse attaccato il Presidente della Repubblica quanto qualche solerte funzionario di Polizia (pare che sia intervenuto addirittura il questore di Roma in persona a dare l’ordine) che aveva fatto rimuovere uno striscione di un gruppo di sostenitori di Grillo che riportava la frase “Napolitano dorme, il popolo insorge”.

Come è evidente dalla trascrizione letterale dei brani dell’intervento incriminati dall’intero panorama dei media nazionali, il caso di fatto non esiste. Eppure è l’apertura di praticamente tutti i media nazionali.

A confezionare il pacchetto a Di Pietro chi è stato? Repubblica, nonostante si sia allineata al coro, una mezza ammissione, un barlume sui retroscena dell’operazione, li fornisce. Leggiamo a pagina 7: “Pochi istanti bastano a Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che come si sa vive la sua vita collegato al telpress giornalistico per domandare scandalizzato: silenzio mafioso del Quirinale? Da qui la pioggia di riprovazioni". Che Capezzone fosse un abile confezionatore di “versioni probabili”, e un ottimo ufficio stampa, lo avevamo capito da tempo. Qui, però, ha battuto se stesso. Tecnica e tempismo. Capezzone sa che sono fondamentali. Era necessario, per come stava andando il movimento del flusso di informazioni mediatiche della giornata, distogliere l’attenzione.

Soprattutto quando stanno circolando in rete le prime agenzie relative alla manifestazione, le accuse di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso nel 1992, e soprattutto per far scivolare “nelle pagine interne” (distogliere l’attenzione) la vera notizia della giornata, ovvero l’accordo fra Gianni Letta e Walter Veltroni sullo scambio legge elettorale per le europee con sbarramento al 4% in cambio di “una corsia preferenziale” per i ddl del governo (riforma della giustizia, intercettazioni e cda Rai).

Tanto di cappello a Capezzone. Obiettivo raggiunto.

Leggi se vuoi "Questo e' un Paese da rifare"

mercoledì 28 gennaio 2009

Piazza Farnese: alla ricerca della Giustizia

Di Pietro: contestare Napolitano è un reato?


Beppe Grillo in Piazza Farnese


Intervista a Beppe Grillo a Piazza Farnese


Tratto dal "Il Tempo"
IDV: DI PIETRO, MAI INTESO OFFENDERE NAPOLITANO
"Mi amareggia molto, per l'oggettiva disinformazione che contiene e perche' mi mette in bocca cio' che non ho detto, il comunicato del presidente della Repubblica in merito al mio intervento di questa mattina. Ho detto e ribadisco che, a mio avviso, e' stato ingiusto e ingiustificato non avere permesso ad alcuni manifestanti di tenere esposto uno striscione non offensivo, ma di critica politica. In democrazia deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi". Lo dichiara il leader di Idv Antonio Di Pietro. "Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la presidenza della Repubblica, e non ho mai offeso, ne' inteso offendere, il capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacche' non e' a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato -prosegue Di Pietro-. I cittadini chiedono che si smetta di proporre leggi che violino la Costituzione, come il lodo Alfano, contro il quale abbiamo promosso un referendum abrogativo che ha raccolto un milione di firme, e soprattutto che i magistrati, che svolgono le indagini, non vengano fermati anzitempo".

Ottimo l'articolo di Daniele Martinelli che spiega perfettamente come la manifestazione sia stata oggetto di censura informativa.
Per poter trovare il primo articolo di Repubblica.it abbiamo dovuto aspettare le 11 e 30 quando la manifestazione era praticamente alla fine.
Poi sono seguiti gli altri ma nessuno ne ha parlato prima, forse si voleva evitare una grossa affluenza?
Per non fare torti, anche il Giuornale dello zerbino ha fatto il suo articolo in quasi concomitanza con Repubblica ma solo per denigrare come é sua abituidine.
Certo é che per gettare merda su Di Pietro non hanno aspettato neppure un minuto, tutti schierati con il copia e incolla giù bastonate alle presunte offese a Napolitano.
Avete i video a disposizione, giudicate da soli senza farvi infinocchiare.

L'articolo di Daniele Martinelli:

Oggi a Roma in piazza Farnese c’è l’iniziativa a sostegno del procuratore Luigi Apicella. Intervengono Marco Travaglio, Carlo Vulpio, Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Sonia Alfano e i familiari dei morti nelle stragi di mafia.
Sulle principali testate nazionali, di questa iniziativa, oggi, non c’è una sola parola. Corriere e Repubblica hanno fatto di più: hanno steso il velo della censura persino sulle pagine locali di Roma!
Sulle prime pagine domina il negazionismo lefebvriano assieme a quello dell’informazione. I filoni nettamente separati fra la stampa allineata e la stampa libera della Rete fanno emergere 2 italie: una dopata e una acqua e sapone. Oggi se almeno 2 o 3 milioni di italiani sanno di piazza Farnese è soltanto grazie alla Rete. La peggior nemica della casta corrotta italiota che non sa più come fermarla. Non a caso la stessa casta non esita a sfornare provvedimenti comunisti che fanno a pugni con le direttive europee in materie di libertà, diritto degli utenti e concorrenza.

Loro ci provano e ci riprovano. L’ultima bozza di proposta di legge finita sui tavoli del governo, ufficialmente per combattere la pirateria digitale, se passerà, si tradurrà in censura del web a spese degli utenti ma anche di siti come YouTube a vantaggio di Mediaset. Partorita dal neonato Comitato tecnico governativo contro la pirateria digitale e multimediale,a bozza è pubblicata sul sito di Altroconsumo.
Protegge gli interessi dei soliti papponi che per intere generazioni hanno fatto il bello e il cattivo tempo nel mercato discografico, ma è contrario alle direttive europee in tema di interessi dei consumatori e dell’innovazione del mercato digitale”.

I punti inquietanti della proposta sono la delega in bianco al governo che si fa “garante” della difesa del diritto d’autore per colpire gli utenti e i provider, che secondo il diritto comunitario recepito anche dall’Italia non possono essere responsabili di quanto fatto dai propri utenti. Ma per gli alleati del presidente del consiglio dei piduisti è vitale far vincere Mediaset contro Youtube, come già anticipato la scorsa estate dal deputato mantenuto Luca Barbareschi. Non solo. La bozza, così com’è comporterà misure di disconnessione coatta degli utenti da internet, apprezzata sia dalla Siae che dalla Fimi. Bocciata dal parlamento europeo, oltre che alla censura dell’informazione grazie alla attribuzione di poteri di controllo alle Autorità di governo e alle forze dell’ordine per la salvaguardia e il rispetto delle norme imperative dell’ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori”. Con tanti saluti alla libertà di informazione e di critica, per esempio, su alcuni fatti potenzialmente diffamanti per un politico. Tengo a precisare che questa forma di censura è già stata dichiarata incostituzionale negli Usa di Obama.

Dunque, Rete 4 può continuare a diffondere Emilio Fede senza concessione, Striscia la notizia potrà continuare a diffondere le immagini di Youtube assieme a Studio aperto, mentre Youtube dovrà pagare Mediaset. Dove sono gli italiani sovrani?
Ci vediamo a piazza Farnese.

martedì 27 gennaio 2009

Ma frattini conosce il significato di antisemita?

Dal sito di "AnnoZero"

Al ministro Franco Frattini

Egregio Ministro Frattini,

lei ha oggi affermato che “l’antisemitismo umilia la persona umana”. Accusare ingiustamente un giornalista e il suo gruppo di lavoro di antisemitismo rappresenta, di conseguenza, una insopportabile offesa per la dignità personale e per quella professionale.

Lei ha agito al riparo del suo ruolo pubblico, piegandolo ad interessi censori di parte ed ha utilizzato un’ occasione ufficiale e solenne, oseremmo dire sacra, come il giorno della Memoria, per insultare chi non poteva difendersi. Siamo sbigottiti per le sue dichiarazioni e ci chiediamo se lei conosca l’esatto significato e la valenza del termine che ha adoperato.
Egregio Ministro, iscrivendoci tra gli esempi di antisemitismo dei media, ha tuttavia dimenticato di essere un pubblico ufficiale che di fronte ad un reato (e l’antisemitismo per il nostro codice lo è), ha il dovere di denunciarlo alla magistratura.

Ci auguriamo che lei si limiti semplicemente a chiederci scusa, senza rinunciare a pronunciare nei nostri confronti le critiche più severe. Altrimenti saremo costretti a chiedere di essere processati, consegnando al giudice le sue parole per ottenere un giudizio imparziale, mettendo a disposizione di una valutazione serena non solo la puntata di Annozero, “La guerra dei bambini”, ma tutta la nostra vita spesa a difendere i diritti degli ebrei e quelli di qualunque altra minoranza.

Michele Santoro e la redazione di Annozero

La risposta di frattini

Egregio Dottor Santoro,

con le mie dichiarazioni non ho certo voluto offendere Lei, né la Sua redazione. Al contrario ho espresso, come credo sia mio dovere, oltre che mio diritto, un giudizio politico tutt’altro che censorio sulla ben nota puntata di Annozero da Lei condotta.

E’ stato il contesto generale nel quale la puntata si è svolta – con particolare riferimento alla scelta di immagini e interviste dei servizi che hanno peraltro provocato l’abbandono della trasmissione da parte di una Sua illustre collega - ad evocare, anche al di là della Sua volontà, sentimenti ostili agli ebrei. La critica unilaterale delle azioni israeliane ha contribuito non solo a creare un clima di riprovazione politica nei confronti di Israele, ma anche e soprattutto ad alimentare rinnovate pulsioni antiebraiche.

Come Lei ben sa, è molto tenue e delicato il confine che separa la critica politica allo Stato di Israele con il rischio troppe volte fondato di cadere nell’antisemitismo. E questo confine, la Sua trasmissione ha contribuito ad oltrepassare.

Franco Frattini

Giudicate voi se é come dice frattini

Leggi l'articolo su AGI News:
ANNOZERO: FRATTINI, DA SANTORO ANTISEMITISMO

Da non dimenticare:
diretta.gif La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori ed io personalmente, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.

Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in Piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.

lunedì 26 gennaio 2009

Marco Travaglio: Io so

Io so. Marco Travaglio.

pass.jpg

Passate parolaaaaa

Bufale alla berlusconi

Finalmente berlusconi sta mostrando il suo vero volto e spero che gli italiani lo capiscano una volta per tutte.


Gioacchino Genchi a SKY TG24: mai fatte intercettazioni

Un bellissimo articolo tratto da "CRIME Blog":

Giocchino Genchi? Non intercetta, analizza tabulati

La mente umana attua strategie definite euristiche, per risparmiare energie. In estrema sintesi, dai qualcosa per scontato, semplifichi, scarnifichi, banalizzi tutto: una strategia comunicativa che il premier Silvio Berlusconi conosce benissimo come vincente, per conquistare consensi. E’ il caso della vicenda in cui sta tirando in mezzo Gioacchino Genchi, di cui avevamo parlato tempo fa su crimeblog, e su cui oggi si scatenano i commenti su polisblog.

Il più grande scandalo della Seconda Repubblica“. Forse SB intendeva “Dopo la mia vittoria alle scorse elezioni”. Uhm, no, non intendeva quello:

Berlusconi è pronto per il blitz (un decreto del governo in forma di legge?) che sottrarrà alle indagini giudiziarie l’ascolto telefonico e ai pubblici ministeri l conduzione delle inchieste (saranno “avvocati della polizia”). Per far ingoiare ai suoi alleati recalcitranti e all’opinione pubblica il provvedimento, intorbida le acque. Modifica i fatti. Capovolge la verità. Grida di “intercettazioni”. Annuncia “uno scandalo che sarà il più grande della Repubblica”

e questo si legge in un gran pezzo di Giuseppe d’Avanzo su Repubblica di oggi. In cui, per chi volesse saperlo, si spiega il ruolo di Genchi, il superconsulente che nell’immaginario arcoriano è l’Harry Caul de “La Conversazione”. E invece? E’ uno che non ascolta un bel niente. Mettetevelo in testa: Gioacchino Genchi non intercetta nessuno, non ascolta, analizza tabulati telefonici. Vede se X ha parlato con Y, non sa cosa X abbia detto a Y.

Genchi su L’Europeo: il buon intercettatore
Genchi su L'Europeo: il buon intercettatoreGenchi su L'Europeo: il buon intercettatoreGenchi su L'Europeo: il buon intercettatoreGenchi su L'Europeo: il buon intercettatoreGenchi su L'Europeo: il buon intercettatore

Qualunque inquirente, qualunque investigatore, chiunque abbia a che fare con la delinquenza non comune, vi spiegherà che le intercettazioni, siano esse ambientali o telefoniche, sono fondamentali. Fondamentali. Senza le indagini non vanno avanti. Primo perchè i poliziotti alla Dragnet, non esistono più, e secondo perchè nel 2009, stare a discutere sulla liceità da parte di un PM di affidare a un consulente - in questo caso un vice questore, in aspettativa da 15 anni - delle intercettazioni, è lunare. Lunare.

Leggete questo pezzo de L’Europeo che vi ho messo nella gallery. C’è un’intervista di Edoardo Montolli a Genchi, fatta alcuni mesi fa, quando la tempesta doveva ancora alzarsi. E fatevi un’idea.

Leggete, se vi interessa, anche l'articolo su Virgilio notizie

http://notizie.alice.it/notizie/top_news/2009/01_gennaio/26/genchi_mai_fatto_intercettazioni_e_non_esiste_alcun_archivio,17718867.html

domenica 25 gennaio 2009

Berlusca, ancora e sempre balle e bastaaaa su, dacci un taglio

Tutto quello che leggete è falso
Tratto dal blog di Marco Travaglio

Nell’ottobre ‘96, dovendo giustificare con i rispettivi elettori l’inciucio della Bicamerale, destra e sinistra presero per buona la bufala del “cimicione” che Berlusconi disse di aver trovato nel suo studio e attribuì alle “procura deviate”. Poi si scoprì che era un ferrovecchio inutilizzabile, piazzato in casa sua da un amico del capo della sua security incaricato di “bonificargli” la reggia. Ma intanto la Bicamerale era nata e il cimicione-truffa aveva svolto la sua sporca funzione. Ora Al Tappone ci riprova con un’altra superballa, assecondato al solito dalla presunta opposizione e dai giornali: il presunto “scandalo” dell’“archivio Genchi”, che dovrebbe spianare la strada alla controriforma delle intercettazioni. Gioacchino Genchi è un funzionario di polizia, in aspettativa da anni, che collabora con la magistratura fin dai tempi di Falcone, ha fatto luce sulle stragi di mafia, ha risolto decine di omicidi insoluti e tuttora collabora con varie Procure in indagini su malaffari, mafioserie e fatti di sangue. Che fa Genchi: intercetta? No, non ha mai intercettato nessuno. Dunque, qualunque cosa si voglia sostenere sulla sua attività, non ha alcun legame con la legge anti-intercettazioni. Che fa allora Genchi? I magistrati,secondo la legge, dispongono intercettazioni e acquisizioni di tabulati telefonici. Poi li passano al consulente tecnico, che li “incrocia” grazie a software sofisticati e relaziona sui contatti telefonici fra indagati intercettati e non indagati. Genchi l’ha fatto anche nelle indagini di De Magistris, prima che fossero scippate al titolare. Tutte le cifre che si leggono sui giornali e i commenti dei politici (compreso l’ineffabile presidente del Copasir Francesco Rutelli, amico dell’indagato n.1 di “Why Not”, Antonio Saladino) sono falsi o manipolati o frutto di crassa ignoranza. Chi si scandalizza per le “migliaia di telefoni controllati per conto di De Magistris”, chi strilla perché fra quei numeri ci sono quelli di “molti non indagati”, di parlamentari non intercettabili, di agenti segreti, non sa quel che dice. O mente sapendo di mentire. Per conto di De Magistris, Genchi ha trattato 730 utenze, appartenenti a un numero molto inferiore di persone (ciascuna usa più telefoni e più schede): fra queste ci sono decine di indagati e centinaia di non indagati. Com’è inevitabile, visto che i tabulati indicano chi chiama chi, chi viene chiamato da chi, e da dove, e a che ora, ma non il contenuto della conversazione. E ciascun indagato parla con decine di non indagati. Nessuno può sapere chi sono queste persone (onorevoli? agenti segreti? papi?), finchè non si risale al titolare dell’utenza. Solo dopo, se l’utente è coperto da immunità o altri privilegi, si provvede a fermarsi o a chiedere il permesso. In ogni caso è impossibile violare segreti di Stato leggendo il tabulato di una spia (non si sa cosa dice), né intercettandola: la legge vieta a militari e agenti segreti di “trattare al telefono argomenti classificati”. Se uno 007 parla al telefono di segreti di Stato, è lui a violare la legge, non chi lo ascolta.

venerdì 23 gennaio 2009

L'Italia: Eldorado della criminalità

Tratto dal BLOG di Di Pietro

Piazza Farnese: appuntamento con la democrazia

non_lasciamoli_soli.jpg

La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori ed io personalmente, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.

Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.

Un disegno di legge sulle intercettazioni, che in realtà contiene una riforma della giustizia, nasce sotto una cattiva stella.
360 emendamenti scritti perfino da chi ha proposto la legge direi che esprimono un giudizio molto negativo sul testo presentato.
La parte del leone, lo dico con orgoglio misto a preoccupazione, la fa ovviamente l’Italia dei Valori con 200 emendamenti.
Seguono Pd con 70, Pdl e Lega con 60 e Udc con 30.

Le insidie alla democrazia annegate nella proposta di legge sono molte, altre proverranno dagli emendamenti che tenteranno di completare il disegno criminogeno e di esautorare una giustizia quasi moribonda.

Mi soffermo in breve per far comprendere ai cittadini alcune, solo alcune, tra le porcate che si nascondono nel testo del disegno di legge e che diverranno effettive se non saranno accolti i nostri emendamenti.

Non si potranno più intercettare i reati puniti con pene inferiori ai dieci anni. Per fare un esempio, quelli contro, l’usura, la truffa, i sequestri di persona, il contrabbando, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, il furto in appartamento, l’associazione per delinquere, lo scippo, la ricettazione, i reati ambientali, reati economico finanziari, fiscali ed i falsi in bilancio.
Le conseguenze le lascio tirare a voi, ma fossi un delinquente in qualsiasi parte d’Europa sceglierei sicuramente l’Italia come Eldorado della criminalità.

Il tempo di intercettazione sarà limitato ad un tempo 15 giorni, su richiesta estese non oltre 3 mesi, un regalo ai latitanti a cui basterà usare i pizzini per tre mesi dopo di che potranno ordinare pizze a domicilio per una vita.

L’autorizzazione alle intercettazioni e le misure cautelari verranno prese non più da un solo Gip ma da un organo di 3 giudici con dispendio di tempo, soldi e perdita di efficacia di una struttura che ad oggi manca proprio di risorse di organico.

Magistrati e giornalisti non potranno più divulgare il contenuto delle intercettazioni, perfino dopo che gli atti saranno depositati. In una situazione come quella dell’Abruzzo, che potrebbe essere quella di Pescara, di Napoli, i cittadini sarebbero tornati o potrebbero tornare a votare senza nemmeno saperne il motivo.
Onesti risparmiatori avrebbero continuato ad acquistare i bond Parmalat e sfortunati pazienti avrebbero scelto la clinica mattatoio Santa Rita in attesa degli esiti processuali.

Tutto questo è follia pura.

La macchina della giustizia ha bisogno di più risorse come ho più volte spiegato (leggi il post "Una Giustizia che funzioni"), non di catene.

Attenzione: Faccio notare che l’appuntamento si è spostato da piazza della Repubblica a piazza Farnese.

mercoledì 21 gennaio 2009

Obama, la speranza

Accontentiamoci di sentire lui
in attesa di poter gioire di tali personaggi nella politica italiana,
chiaramente dipende tanto da noi,
l'elezione del Presidente Obama insegna........


Barack Obama:
Discorso di Inaugurazione 20 Gennaio 2009
Prima e seconda parte con traduzione in italiano



In sostegno di Luigi Apicella

Giustizia per i magistrati e democrazia per il popolo italiano.
In sostegno di Luigi Apicella a Roma in Piazza della Repubblica, lato Basilica di Santa Maria degli Angeli, il 28 gennaio alle ore 9, per manifestare contro l'inaccettabile epilogo del caso "De Magistris"


Sospeso dallo stipendio e dalle funzioni.
E' questa la punizione con cui la sezione disciplinare del Csm ha deciso di sanzionare il comportamento del procuratore di Salerno,
Luigi Apicella, nella vicenda dello scontro fra procure sul caso De Magistris.
Trasferiti di ruolo e funzione i pm Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e il pg di Catanzaro Enzo Iannelli.
''Assolti'' Alfredo Garbati, Domenico De Lorenzo e Salvatore Curcio. "

Con la decisione di oggi il CSM ha scritto una delle pagine più nere della recente storia della giustizia italiana" Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio insieme al comitato promotore della manifestazione formato da diversi esponenti della società civile saranno davanti in Piazza della Repubblica, lato Basilica di Santa Maria degli Angeli,
il 28 gennaio alle ore 9, per manifestare contro l'inaccettabile epilogo del caso "De Magistris".

Non è più ora di stare a guardare e di delegare ad altri ciò che è un nostro dovere;
scendere in piazza e manifestare.
Vi preghiamo di comunicare la vostra adesione all'indirizzo
info@familiarivittimedimafia.com
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot.
Abilita Javascript per vederlo. e di indicare nel messaggio la città di provenienza ed il numero dei partecipanti.
Potremo in questo modo organizzare gli spostamenti dalle città italiane verso Roma.

Vi preghiamo inoltre di diffondere la notizia della protesta tra comitati, associazioni e libri cittadini e di aggregare quante più persone possibili.

Associazione dei familiari delle vittime di mafia

Alla manifestazione aderiscono e saranno presenti anche
Marco Travaglio, Beppe Grillo, Di Pietro e Carlo Vulpio

martedì 20 gennaio 2009

Annozero e "La Guerra dei Bambini" giusto per sapere

Segnalo,
tratto dal sito di "Annozero"

il post di Corrado Giustiniani
La guerra dei bambini in tv: ha ragione Michele Santoro
di Corrado Giustiniani
da leggere sul blog del giornalista del Messaggero

e

l'articolo di Marco Travaglio
dall’Unità Anno Sottozero

Anno Sottozero
di Marco Travaglio
L'Unita del 18 Gennaio 2009

Per curiosità, è normale che il presidente della Camera stabilisca i “limiti della decenza” di un programma tv e scriva al presidente della Rai invocando pene esemplari? E’ normale che un governo straniero giudichi la “professionalità” di un giornalista italiano? E’ normale che il consigliere Rai Rognoni intimi al giornalista di “non interloquire col presidente della Camera” anziché invitare il presidente della Camera a non insultare i giornalisti? E’ normale che il presidente Rai accusi un programma su una guerra in corso di “alimentare animosità e contrapposizioni” (come se a Gaza si sparasse perché Annozero eccita gli animi)? E’ normale che una giornalista invitata a dire ciò che pensa utilizzi il suo spazio per insegnare al conduttore come deve condurre la sua trasmissione, chi deve invitare e non invitare, e per spiegare agli altri ospiti cosa devono dire per “orientare il pensiero della gente”? E’ normale che giornali e politici prendano per buoni i deliri di questa signora sul programma “schierato al 99,9% con i palestinesi”,mentre lei stessa, più la scrittrice israeliana Manuela Dviri, più l’esperto Andrea Nativi, più tre giovani ospiti, più il sottoscritto han potuto liberamente rammentare le ragioni di Israele, e il conduttore ha rintuzzato le allucinanti dichiarazioni di palestinesi sulla Shoah? E’ normale che opinionisti e politici commentino il programma senz’averlo visto e senz’accorgersi che mancava in studio uno degl’invitati principali, il presidente degli ebrei romani Riccardo Pacifici che aveva dato forfait un’ora prima del programma? Così, tanto per sapere

Potete rivedervi la trasmissione se ritenete opportuno ed io ve lo consiglio perché credo sia stato un buon momento d'Informazione con la "I" maiuscola.

il video della cafonazza
(
Inteso come persona rozza e villana poiché a mio avviso non si abbandona una trasmissione in quel modo, mancando di rispetto alle persone presenti e a quelli che pagano il canone.
Inoltre, io credo che come lei si é permessa di dire ciò che pensava anche Santoro aveva il diritto di replicare visto che le accuse non erano rivolte all'argomento della puntata ma al modo di condurre la trasmissione - l'annunziata non é nuova a queste cose "rozze" visto come si é comportata in passato nei confronti della Guzzanti - si vergogni!!!)

Le dichiarazioni di fini

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha telefonato al presidente della Rai Claudio Petruccioli e nel corso del colloquio ha affermato che nella trasmissione 'Annozero' di ieri sera ''e' stato superato il livello di decenza''. [ANSA 12:31; 16 Gennaio 2009]

La replica di SANTORO

In un paese normale il livello della decenza lo supera un Presidente della Camera che, travalicando i suoi compiti istituzionali, interviene per richiedere una censura nei confronti di un giornalista che sta compiendo il suo dovere di informare l’opinione pubblica.

Michele Santoro

LA LEGGE

La determinazione dell'indirizzo generale e l'esercizio della vigilanza dei servizi radiotelevisivi competono alla Commissione parlamentare di vigilanza sul servizio pubblico radiotelevisivo.

lunedì 19 gennaio 2009

De Magistris: "L'amore della verità può costare l'esistenza"

"attacchi eversivi contro la magistratura"



E' tempo di opporsi alla deriva autoritaria di questo Paese e al consolidarsi di nuove forme di 'eliminazione' dei magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere": e' quanto scrive Luigi De Magistris in un articolo pubblicato oggi su www.micromega.net.

"Senza paura di intimidazioni istituzionali o 'clave' disciplinari utilizzate in violazione della Costituzione Repubblicana. La liberta' e l'indipendenza della giustizia si difendono senza calcoli e ad ogni costo. L'amore della verita' puo' costare l'esistenza. Ed essa si difende anche da chi la mina, in modo talvolta anche eversivo, dal nostro interno".

In questi mesi, prosegue il magistrato, "si consolidano nuove forme di 'eliminazione' di magistrati che non si omologano al sistema criminale di gestione illegale del potere e che pretendono, con irriverente ostinazione, di adempiere a quel giuramento solenne prestato sui principi ed i precetti della Costituzione Repubblicana, nata dalla resistenza al fascismo".

"In attesa dei progetti di riforma della giustizia (che mi pare trovano d'accordo quasi tutte le forze politiche) che sanciranno, sul piano formale, l'ulteriore mortificazione dei principi di autonomia ed indipendenza della magistratura, non si puo' non rilevare che i predetti principi - che rappresentano la ragione di questo mestiere che, senza indipendenza ed autonomia, e' solo esercizio di funzioni serventi al potere costituito - sono stati e vengono mortificati proprio da chi dovrebbe svolgere le funzioni di garanzia e tutela di tali principi. Dall'interno della Magistratura, in un cordone ombelicale sistemico di gestione anche occulta del potere, con la scusa magari di evitare riforme ritenute non gradite, si procede per colpire ed intimidire (anche con inusitata deprecabile violenza morale) chi, all'interno dell'ordine giudiziario, non si omologa, non intende appartenere a nessuno, non vuole assimilarsi alla gestione quieta del potere, ma rimane fedele ed osservante dei valori costituzionali di uguaglianza, liberta' ed indipendenza che chi dovrebbe garantirne tutela - anche con il sistema dell'autogoverno - tende, in realta', a voler governare, dall'interno, la magistratura rendendola, di fatto, prona ai desiderata dei manovratori del potere. Ma non bisogna avere timore. La storia - ed ancora prima la conoscenza e la rappresentazione di fatti quando essi saranno pubblici - ci faranno capire, ancor meglio di quanto tanti hanno gia' ben compreso, le vere ragioni poste a fondamento di prese di posizione anche di taluni magistrati (alcuni dei quali ritengono anche di svolgere una funzione di 'rappresentanza', in realta', concretamente, insussistente)".

"Da quando le organizzazioni mafiose hanno dismesso la strategia militare di contrasto ed eliminazione dei rappresentanti onesti e coraggiosi delle Istituzioni, il livello di collusione intraneo a queste ultime si e' consolidato enormemente, tanto da rappresentare ormai quasi una metastasi istituzionale che conduce alla commissione di veri e propri crimini di Stato", scrive De Magistris.

"Questo comporta che oggi dobbiamo difendere, ogni giorno e con i denti, la nostra indipendenza e l'esercizio autonomo della giurisdizione - nell'ossequio del principio costituzionale sancito dall'art. 3 della Costituzione - anche da veri e propri attacchi illeciti, talvolta condotti con metodo mafioso, provenienti dall'interno delle Istituzioni", prosegue il magistrato, secondo il quale "la ricetta e' semplice, anche se sembra tutto cosi' complicato in questo periodo cosi' buio per la nostra Costituzione, per la quale non dobbiamo mai smettere di combattere: si deve decidere senza avere paura - innanzitutto di chi dovrebbe tutelarci e che si dimostra sempre piu' baluardo di certi centri di interessi e poteri, nonche' fonte di pericolo per l'indipendenza del nostro stupendo lavoro, - senza pensare a valutazioni di opportunita', senza scegliere per quella opzione che possa creare meno problemi, decidere nel rispetto delle leggi e della Costituzione, pronunciarsi nel segno della Verita' e della Giustizia".

"Questo ci chiedono le persone oneste: di non 'consegnarci' e mantenere alto il prestigio dell'ordine giudiziario in un momento in cui la questione morale assume connotati epidemici anche al nostro interno. Non bisogna avere paura di un potere scellerato che pretende di opprimere la nostra liberta' ed il nostro destino".

Ai giovani colleghi De Magistris dice: "Non ascoltate quelle sirene, anche interne alla nostra categoria, che vi inducono - magari in modo subdolo e maldestro - a piegare la testa in virtu' di una pseudo-ragion di stato che consisterebbe nel pericolo imminente di riforme sciagurate, per evitare le quali dobbiamo, strategicamente, girarci dall'altra parte quando ci 'imbattiamo' nei cosidetti 'poteri forti'. Le riforme - anzi le controriforme - ci saranno comunque, forse saranno terribili, ma almeno non dobbiamo essere noi a dimostrarci timorosi e con le gambe molli, malati, come diceva Piero Calamandrei, di agorafobia".

Osservando che "gli ostacoli piu' insidiosi sono sempre pervenuti dall'interno della nostra categoria", De Magistris conclude: "Sono convinto che la magistratura non soccombera' definitivamente solo se sapra' ancora esercitare la sua funzione senza paura, ma con coraggio, nella consapevolezza che anche da soli, nella solitudine propria della nostra funzione, quando ognuno di noi deve decidere e mettere la firma sui provvedimenti, e, quindi, valutare fatti e circostanze, lo fara' senza farsi intimidire dalle conseguenze del suo agire".

Tratto da RaiNews24

Leggi anche
"Giustizia e Libertà" di Luigi De Magistris
dal blog
"
19 luglio 1992"

sabato 17 gennaio 2009

I commenti della blog sfera: GRANDISSIMA MARGHERITA HACK !!!

Dalla "Rete del Grillo"

commento di Ennio R., Roma

GRANDISSIMA MARGHERITA HACK !!!

Ieri sera dalla Dandini:


"Berlusconi matto? Magari fosse solo matto !!"


"Se Berlusconi avesse gestito i suoi affari

come ha gestito la faccenda Alitalia,

ora starebbe a dormire sotto i ponti ...."

Grande Margherita, sempre così lucida e salace !
Un saluto

venerdì 16 gennaio 2009

Italiani all'estero: Attenzione ai "Conti cd Dormienti"

Attenzione ai conti cd dormienti perché a me sembra solo una scusa per far cassa e recuperare le minchiate di questo governucolo.

Da quello che si comprende dal video sono definiti tutti i conti dormienti eccetto quelli dove ci sono movimenti di cassa o, se ho ben capito, di sportello.

Credo che i più colpiti saranno i lavoratori all'estero e gli immigrati che nella speranza di ritornare in patria hanno lasciato nella banca di fiducia un piccolo gruzzoletto risparmiato con sudore e sacrifici.

Nel dubbio guardatevi il video e riflettete, informatevi e agiteeeeeeee!!!!

Conti dormienti e poca trasparenza effettiva



Cerca il tuo nome tra i depositi dormienti


.......................................................................................................................

Travaglio: “Ma non confondiamo mazzette e favori”

Dal Blog di Di Pietro il grande
l'intervista a Marco Travaglio rilasciata a La Stampa

“Ma non confondiamo mazzette e favori”

La Stampa: Travaglio, allora, nessun imbarazzo per il Di Pietro che frequenta i tribunali?
Marco Travaglio: No... e perché? Mica è uscito e ha cominciato a inveire. Non mi risulta che abbia chiesto leggi “ad personam”.

La Stampa: No, dice di indagare a tutto campo. Figli e amici compresi.
Marco Travaglio: Appunto. Mi sembra un comportamento di grande coerenza. Mi felicito con lui. Anche perché non si ripara nella questione del penalmente rilevante. Ecco, almeno Di Pietro lascia che siano i magistrati a decidere che cosa è penalmente rilevante.

La Stampa: Sembra quasi di capire, Travaglio, che lei vede Di Pietro persino rafforzato da questa brutta storia.
Marco Travaglio: Guardi, premesso che non so niente di questa inchiesta, e che quindi non ho proprio idea di chi sia indagato e chi no, noto che Di Pietro non fa eccezioni per nessuno. Non era scontato. Le persone vanno messe alla prova dei fatti.

La Stampa: Resta il fatto che l'inchiesta ha tirato fuori una bruttissima storia.
Marco Travaglio: Lui dice che il suo partito è in grande espansione. E che ovviamente entra di tutto. Ecco, questo è un limite. Lo è per tutti i partiti, ma nel suo caso la questione è più grave. Perché da Di Pietro non ce lo si aspetta. Ci vorrebbero dei buttafuori all'entrata. E poi ci vorrebbe un serio collegio dei probiviri.

La Stampa: A essere davvero severi, però, pure Di Pietro dovrebbe cancellare mezzo partito.
Marco Travaglio: Ma almeno, quando gli segnalano una mela marcia, lui la caccia. Gli altri mica lo fanno. Quel Mautone, ad esempio: quando gli sono arrivate certe chiacchiere all'orecchio, l'ha fatto ruotare. E' una buona regola, visto che certi funzionari non li puoi licenziare. Poi naturalmente vedo che gli accollano pure questo...

La Stampa: La questione più delicata, e dolorosa, riguarda il figlio Cristiano.
Marco Travaglio: Mi pare giusto che sia dimesso dal partito. Ora, io non confondo chi prende mazzette, che è un reato, con una semplice raccomandazione. E allora, fermo restando che le raccomandazioni non si fanno, è chiaro che sono due cose di peso diverso.

giovedì 15 gennaio 2009

Due pesi, Due misure e gli italiani pagano il canone RAI

GIULIETTI: PERCHE' MOGGI SI' E GRILLO E GUZZANTI NO?

Tratto da "Articolo21"

'Vorremmo sapere dalla Rai quale codice di comportamento attua quando una persona ha un contenzioso giudiziario con la Rai medesima', chiede il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti, ricordando che 'nella puntata di Porta a Porta di ieri e' stato ospite Luciano Moggi, condannato a un anno e sei mesi'.
'Nel passato la Rai - spiega Giulietti - ha usato questo argomento per non invitare nemmeno come ospiti Beppe Grillo e Sabina Guzzanti e piu' recentemente al redattore de Il Giornale Filippo Facci fu impedito di andare da Santoro per una causa con la Rai'.
'Non ci appartiene la via censoria al giornalismo - prosegue il comunicato di articolo 21 - e pensiamo che ognuno sia libero di invitare chi crede. Principio che vale per Vespa, Fazio, Santoro e chiunque altro nel rispetto del codice civile e penale. Tuttavia la Rai ha un contenzioso aperto nel processo di Napoli contro Moggi perche' nelle intercettazioni emergevano suoi interventi volti addirittura a determinare la linea editoriale o offensivi nei confronti di singoli redattori o redattrici. Per quale ragione - conclude Giulietti - la regola applicata alla Guzzanti e a Grillo non si applica a Moggi? Viene applicata in modo differenziato a seconda delle trasmissioni?'.

martedì 13 gennaio 2009

Cornuti e Maziati - A proprio ragione Di Pietro

Ecco a voi tratto dal Sole24ore l'articolo di "Les Echos"

«Merci Silvio» titola Les Echos: i francesi ringraziano il premier Silvio Berlusconi per avere impedito in aprile un'acquisizione ben più onerosa per Air France-Klm. Ora – sottolinea il quotidiano economico e finanziario d'Oltralpe - la compagnia franco-olandese fa un affare migliore, spende meno e ottiene «l'essenziale»: «con questa partecipazione del 25%, la compagnia franco-olandese si assicura posizioni di rilievo sul quinto mercato aereo europeo, uno dei più redditizi».

Nell'editoriale «Grazie Silvio», François Vidal riassume i vantaggi dell'accordo per Air France-Klm. Avrà accesso prioritario a un serbatoio di oltre 24 milioni di passeggeri, 11 milioni dei quali viaggiatori internazionali. Con Roma Fiumicino, ottiene un nuovo "hub" complementare a Parigi e Amsterdam. Taglia l'erba sotto i piedi di Lufthansa, «che sarebbe stata ben felice di dar vita a una dorsale Berlino-Vienna-Milano». Nella corsa alla supremazia, il gruppo prende anche in contropiede British Airways, che fatica a concludere la sua alleanza con la spagnola Iberia». Inoltre, dal 2013 Air France Klm potrà aumentare la sua partecipazione in Alitalia e costituire così «un vero insieme paneuropeo integrato».

«Non male per un'operazione il cui prezzo, 300 milioni, resta tutto sommato ragionevole», scrive Les Echos. «Ci si può persino chiedere se Silvio Berlusconi non ha reso un insigne servizio ad Air France-Klm nell'aprile 2008, quando ha fatto fallire il progetto di acquisto di Alitalia per 1,5 miliardi di euro in nome dell''"italianità". Dopo tutto, la compagnia con la quale si è fidanzata Air France-Klm ha già operato buona parte della sua ristrutturazione. Non è più il vettore malato che perdeva 1 milione di euro al giorno, ma un gruppo depurato dai suoi debiti e rafforzato dopo la fusione con il suo rivale Air One».

Qualche problema c'è: «Restano, certo, da gestire le relazioni con i sindacati e i particolarismi regionali». Ma nei cinque anni dalla sua creazione il gruppo franco-olandese «ha dimostrato di sapere gestire questo genere di incognite».

Il sito Internet di Les Echos è fitto di commenti e analisi sul «feuilleton» Alitalia. Sulla home page, il giornale sottolinea che entrando in Alitalia Air France-Klm rafforza il suo dispositivo europeo. «Alitalia ridecolla con Air France-Klm come primo azionista».

Con 323 milioni di euro, il gruppo franco-olandese «consolida le sue posizioni»: fa prima di tutto un «investimento difensivo», che a medio termine ha buone chance di diventare un buon affare. Consolidando i legami con Alitalia, prende due piccioni con una fava: difende i suoi interessi commerciali in un mercato chiave e dà un duro colpo alle ambizioni di Lufthansa in Italia.
In un editoriale intitolato «Capitani coraggiosi», Les Echos apprezza la migliore ripartizione dei rischi dell'attuale intesa. «Fare ridecollare la fenice dei cieli europei costerà ai franco-olandesi cinque volte e mezzo di meno nell'Italia di Silvio Berlusconi che in quella di Romano Prodi». È un accordo dove vincono tutti, poiché i «capitani coraggiosi» dell'industria italiana volati in soccorso di Alitalia ottengono, grazie alla fusione con Air One, «una valorizzazione del nuovo insieme superiore del 18% a quella di quattro mesi fa e di nove volte superiore a quella che Air France offriva in marzo». Con il 25% del capitale e tre posti in Cda, Pierre-Henri Gourgeon, il nuovo capo del gruppo, non avrà il timone, ma «allontana Lufthansa da una preda inestimabile». Ma dovrà fare attenzione alle zavorre: «la quota-parte di sei mesi di perdite Alitalia nel 2008 sarebbe bastata ad assorbire la metà dell'utile semestrale di Air France». Che sia «un affare migliore per il gruppo franco-olandese» lo dice anche Yann Derocles, analista di Oddo Securities intervistato da Les Echos. Potrebbe essere un buon affare «anche se non genererà sinergie nuove prima di tre o quattro anni, tenendo conto dei legami già esistenti tra Air France e Alitalia».

lunedì 12 gennaio 2009

Marco Travaglio: Dieci Piccoli Indiani



PASSATE PAROLAAAAAAAA

sabato 10 gennaio 2009

Vergogniamoci per loro

Vergogniamoci per loro di Marco Travaglio

da L’Unità del 10 gennaio 2009

Ogni tanto, in certi quartieri infestati dalla malavita, la gente aggredisce le forze dell’ordine per impedire l’arresto di mafiosi.

Ma nessuno si sogna di parlare di “scontro tra gente e forze dell’ordine” e di punire gli uni e gli altri.

Un mese fa la scena s’è ripetuta al palazzo d’ingiustizia di Catanzaro, dove i pm di Salerno hanno sequestrato le carte di Why Not che chiedevano invano da 10 mesi.

Ma stavolta, a tentar di impedire il sequestro, erano i pm calabresi, i quali non han trovato di meglio che controsequestrare le carte sequestrate e indagare i colleghi che li avevano indagati.

I Ponzio Pilato delle istituzioni e della stampa al seguito hanno liquidato la cosa come “guerra fra procure” invocando pene esemplari per aggrediti e aggressori.

Ora, la soluzione finale.

Il Pg della Cassazione e il cosiddetto ministro Alfano,fra gli applausi di Anm e partiti di destra e sinistra, chiedono di cacciare sia i pm di Salerno (la cui ordinanza di sequestro,discutibile come tutte, è stata confermata ieri sera dal Riesame), sia quelli di Catanzaro (che hanno agito fuori competenza e in conflitto d’interessi).

La tortura più sadica Angelino Jolie la pretende proprio per il procuratore di Salerno, Apicella, che vorrebbe lasciare senza stipendio.

Oggi, con urgenza da plotone d’esecuzione, se ne occupa il Csm, lo stesso che ha lasciato al loro posto quasi tutte le toghe calabro-lucane inquisite, riportato Carnevale in Cassazione e promosso Di Pisa, altro nemico giurato di Falcone, procuratore di Marsala.

Ha ragione chi respinge i paragoni fra questo regime e il fascismo: questo è peggio.

Applausi, siam fascisti
Di Marco Travaglio dal suo Blog

Un lettore domanda: “Non è esagerato parlare di fascismo sul caso Salerno-Catanzaro?”. Penso di no. Neppure il fascismo osò intromettersi in indagini in corso e nell’autonomia dei magistrati come sta facendo il governo col consenso di Pd, Anm e Csm. Mussolini istituì il Tribunale Speciale per i reati politici, ma per quelli comuni non intaccò l’indipendenza togata. Quel che sta accadendo contro la Procura di Salerno non ha precedenti. Alfano vuole trasferire i pm Apicella, Nuzzi e Verasani per “assoluta spregiudicatezza”, “mancanza di equilibrio”, “atti abnormi nell’ottica di un’acritica difesa di De Magistris e con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Per la prima volta nella storia repubblicana, e pure monarchica, un ministro chiede di punire dei magistrati perché il contenuto delle loro indagini non gli garba. Presto trasferiranno i giudici perché le loro sentenze non piacciono al governo. Anziché insorgere contro questo abominio illegale e incostituzionale, l’Anm “prende atto con soddisfazione della tempestiva iniziativa del Csm e del Ministro della Giustizia”. Nel 2001, quando il Senato censurò un’ordinanza del Tribunale di Milano, l’Anm si dimise come nel 1924, quando si era sciolta dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria. Ora, all’ennesima svolta autoritaria, nessuno protesta e l’Anm plaude “soddisfatta”. Poche ore dopo il Riesame di Salerno, unico tribunale abilitato a giudicare il merito del sequestro delle carte Why Not, lo conferma in toto. Ora si attende il trasferimento dei tre giudici del Riesame per aver osato dare ragione ai pm.

Credo sia il caso di dire che
in Germania hanno avuto il nazzismo e sono riusciti a diventare i più democratici d’Europa,

in Italia gli italiani stanno rincorrendo il sogno di avere il nazzismo
per poi forse riuscire a capire i valori della democrazia.

venerdì 9 gennaio 2009

In Puglia va tutto bene o quasi..........

Da l'ESPRESSO ma anche da molte altre testate:

Allarme dei sindacati

"20.000 cassaintegrati"


Di Ilaria Ficarella

Ventimila lavoratori in cassa integrazione. Venticinquemila precari senza più un contratto. Migliaia di imprese ormai chiuse. I numeri della crisi descritti dalla Uil di Puglia nella conferenza d´inizio anno tenuta ieri dal segretario generale Aldo Pugliese, delineano una situazione gravissima rispetto alla quale la politica, quella nazionale ma anche quella regionale, non ha finora fatto granché. La Uil, che chiede ai sindacati confederali di assumere un nuovo atteggiamento nei confronti dei problemi economici e sociali della regione e che anticipa una nuova stagione di rapporti con Cgil e Cisl, dà i voti all´operato della giunta regionale e boccia il lavoro svolto in tema di sanità, trasporti, ambiente, risorse idriche. Male anche l´ambito sociale: "Il governo regionale – spiega Aldo Pugliese – ha guardato solo alle problematiche del sistema industriale ma non ha dato risposte alle famiglie più bisognose, ai lavoratori e ai pensionati a basso reddito".
Sintetizza il lavoro di un anno durissimo e le prospettive di un lungo periodo di sforzi da fare il vicepresidente della giunta regionale Sandro Frisullo. "Nonostante il quadro generale non certo positivo – dice – la Puglia è una delle poche regioni in cui gli indicatori di crescita sono ancora positivi. Penso all´export, che cresce di quasi il 10 per cento. Questo è il frutto di uno sforzo unanime di imprese, sindacati e università, ma anche di politiche pubbliche intelligenti che puntano oggi a sostenere le imprese verso la specializzazione produttiva e l´internazionalizzazione e che non intendono arretrare verso un neoassistenzialismo ormai inutile".
"Non è questo il momento di rinfacciarsi le responsabilità, semmai di assumersele", ribatte il presidente regionale di Confindustria Nicola De Bartolomeo. Alle critiche e alle perplessità della Uil, il rappresentante degli industriali risponde accogliendo la proposta del sindacato di rilanciare il tavolo di confronto. Ma aggiunge: "In una situazione del genere si può e si deve tornare a discutere, ma il tavolo del dialogo deve essere sgombro da impedimenti, pregiudizi e condizionamenti. Noi siamo disponibili subito". In questo senso i primi passi sono stati già fatti: proprio ieri è ripartito, dopo mesi di stop, il coordinamento del partnerariato sociale, che tanto ha dato alla discussione e alla definizione dei programmi Por. Ma non è ancora sufficiente. "Prima della pausa natalizia avevamo chiesto alla Regione di avviare tutte le azione possibili – dice De Bartolomeo – per attutire gli effetti della crisi al di là delle misure anticicliche adottate dalla giunta. Ci eravamo dati un mese di tempo e quel mese è già trascorso. In questi giorni ripartiremo per definire il programma delle azioni".
Anche per il direttore regionale della Cna (Confederazione artigiani) Pasquale Ribezzo, "non è questo il momento di dare pagelle". Il problema a questo punto è sicuramente politico, aggiunge Ribezzo, che però afferma: "La Puglia è forse la sola Regione che ha scelto la propria autonoma strada per affrontare la crisi".

Forti con i deboli, deboli con i forti

Forti con i deboli, deboli con i forti

Video della dichiarazione di voto (di sfiducia di questo governo di burattini)
dell'Italia dei Valori, presentata dall'On. Antonio Borghesi.

borghesi_fiducia.jpg

Complimenti a l'Onorevole Borghesi
Il mio sostegno a Tonino e a tutto l'IDV.
Anche io come tanti altri attendo con ansia un nuovo
"Hotel Raphael" e
con un pò di fortuna un nuovo
"Piazzale Loreto".

Sintesi:

"(...) il gruppo dell'Italia dei Valori voterà contro questo provvedimento sull'università, poiché l'unico aspetto positivo che esso contiene (una molto parziale redistribuzione di risorse a favore delle università virtuose) è troppo poco rispetto ai problemi che lascia largamente irrisolti e che potevano, invece, essere affrontati anche con i nostri suggerimenti.
C'è qualcuno che pensa davvero che il nuovo metodo del sorteggio impedisca ai gruppi di potere accademico di concordare prima i dodici colleghi da eleggere in modo che poi non faccia differenza chiunque tra essi sia sorteggiato? Si tratta dello stesso sistema che già esisteva una ventina di anni fa e che fu poi abbandonato proprio perché non dava alcuna garanzia. Mi viene facile richiamare qui ciò che Tommasi di Lampedusa nel Gattopardo mette in bocca a Tancredi: «Se vogliamo che tutto rimanga com'è, occorre che tutto cambi». Ma così non cambierà proprio nulla e tutto continuerà come prima. Dunque, in determinati casi, furbi e raccomandati continueranno ad averla vinta al di là del merito. La verità è, signor Presidente, che questo Governo e questa maggioranza hanno sin qui governato il Paese - come dimostrerò nel prosieguo - in ossequio a due principi generali: togliere ai poveri e dare ai ricchi e fare favori ai forti accanendosi contro i deboli, come dimostra il grave arretramento della classe media italiana per reddito, che ci porta a livello dei Paesi meno civili e democratici.
La maggior parte dei provvedimenti che il Parlamento ha dovuto subire rispondono sempre a queste regole, anche se si è cercato di accreditare l'idea di un Ministro Tremonti Robin Hood, mentre in realtà si è dimostrato un vero e proprio sceriffo di Nottingham. Avete messo le mani nelle tasche degli italiani. Vi erano solo pochi spiccioli, eppure non avete esitato a togliere anche quelli. Qualche esempio: l'abolizione dell'ICI sulla prima casa. L'estensione a tutti del giusto intervento del Governo Prodi limitato alle classi più deboli ha permesso a chi abita a Roma in piazza di Spagna o in piazza Navona o a Milano in via della Spiga o in via Montenapoleone di non pagare l'ICI, costringendo poi i comuni, che hanno avuto rimborsi solo parziali, a far pagare di più i servizi ai cittadini comuni o persino a sopprimerli.
Inoltre, con la vicenda Alitalia avete impedito che venisse ceduta ad Air France e dieci mesi dopo gliela rimettete in mano a condizioni talmente meno onerose che i contribuenti pagheranno un conto di circa 4 miliardi di euro, a vantaggio di una ventina di imprenditori speculatori alcuni dei quali con gravi condanne penali per corruzione e che mai avevano gestito linee aeree nella loro vita.
Avete tolto ai poveri e dato ai ricchi anche quando avete dichiarato che avreste colpito banche, petrolieri e assicuratori e quelle tasse alla fine graveranno proprio sulle tasche della gente comune. Il Ministro Tremonti ha parlato di 4 miliardi che saranno sottratti ai cittadini (almeno ai non evasori) e ai quali tornerà soltanto il 10 per cento sotto forma di quella carta di povertà che marchia in modo indelebile la povertà, togliendo ai poveri perfino la dignità di esserlo.
Quando poi le banche vanno in crisi, il Governo è pronto a foraggiarle senza contropartite. Anche qui, avete tolto ai poveri per dare ai ricchi e per fare un favore ai forti, senza alcun tentativo di utilizzare la situazione per moralizzare un settore dove dirigenti e consiglieri di amministrazione (taluni dei quali come il presidente di Mediobanca Geronzi, privi di requisiti di onorabilità per essere stati condannati per reati finanziari) hanno senza ritegno incassato bonus di milioni - dico milioni - di euro a testa e non accettano, neppure ora, limitazioni di fronte al disastro di cui sono in qualche modo corresponsabili. Non c'è traccia di sostegno per i piccoli investitori che in taluni casi le banche hanno consapevolmente raggirato. Anzi, il Governo, forte con i deboli e debole con i forti, ha rinviato l'applicazione della class action. Lo scandaloso rinvio della class action risulta ancora più grave alla luce della condanna a dieci anni di Tanzi e di una altra ventina di persone che pone un primo punto fermo su un furto da 14 miliardi di euro a danno di 40 mila piccoli risparmiatori che hanno perso tutto. I truffatori ora sono chiamati a pagare il loro conto con la giustizia, ma non quello con i risparmiatori truffati.
Di fronte ad una vicenda così grave, la maggioranza che governa il nostro Paese risponde con il rinvio della class action (unica speranza per i risparmiatori) e vi aggiunge il tentativo mai sopito di salvare Tanzi così come i boiardi delle aziende pubbliche (Alitalia e Cirio in testa) anche se per il momento il tentativo non è andato del tutto in porto. (...)"

martedì 6 gennaio 2009

Alfano, c'è una "supposta" per te

Come sempre Di Pietro é

l'unico che si muove contro questa banda di ladri

Grazie Tonino

Lodo Alfano: le firme dei cittadini

Piazza Navona è stata una grande vittoria di impegno civile, a dimostrazione di come la società civile non si è completamente rassegnata a chiudersi in casa, ma ha ancora la forza di riflettere e agire. Abbiamo dimostrato che si può tornare a fare politica anche tra la gente e non più solo nelle segrete stanze del potere. La Rete e il passaparola hanno fatto il miracolo.

A Piazza Navona abbiamo manifestato contro il lodo Alfano, una legge che di fatto ha violentato immoralmente e incostituzionalmente lo Stato di diritto, perché, d’ora in poi, nel nostro Paese "la legge è uguale per tutti, meno che per quattro persone", fra cui Silvio Berlusconi, rendendoli di fatto impunibili e impuniti.

La raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo Alfano, iniziata l'11 ottobre scorso, ha superato il muro del milione, doppiando di fatto la quota minima richiesta di 500 mila. Abbiamo trascorso le vacanze di Natale a verificarle una per una, e domani alle ore 10:00 a Roma, davanti al Palazzo di Giustizia, consegneremo le firme presso la Corte Suprema di Cassazione.

Grazie a tutti per l'impegno.

Il Capriccio di Berlusconi

estratto del film “Una cosa importante da dire” (80 minuti), realizzato dal giovane regista Raffaele Manco, che è basato sul libro “Ecoballe” di Paolo Rabitti (le sue relazioni tecniche per la procura di Napoli sono il fulcro dell’accusa al processo Bassolino e ai vertici di Impregilo, una testimonianza schok).

Da Chiaiano, Emilia Santoro



I due estratti sono su youtube a questi indirizzi:

http://it.youtube.com/watch?v=1KVveSU8Mq0

http://it.youtube.com/watch?v=F9lh9ZsSjFs

lunedì 5 gennaio 2009

TFR??? Che fregatura!!!!!!!!!!!!!!

L'articolo parla della "fregatura" ricevuta da coloro che hanno optato di investire il TFR nei fondi pensioni, circa un milione e duecentomila persone, e che hanno visto scendere il valore investito a causa della crisi finanziaria.

Per caso ne avete sentito parlare sui media nazionali????

Italian Pensions Sapped by Private Funds Bush Backed

By Andrew Davis and Alessandra Migliaccio su www.bloomberg.com a questo link


Jan. 5 (Bloomberg) -- Italy did for retirement financing what President George W. Bush couldn’t do in the U.S.: It privatized part of its social security system. The timing couldn’t have been worse.

The global market meltdown has created losses for those who agreed to shift their contributions from a government severance payment plan to private funds meant to yield higher returns. Anger is rising both at the state, which promoted the change, and money managers such as UniCredit SpA and Arca Previdenza, which stood to profit.

Prime Minister Silvio Berlusconi’s administration is now considering ways to compensate as many as 1.2 million people who made the switch, giving up a fixed return for private plans linked to financial markets. It’s also letting people delay redemptions on retirement funds to avoid losses after Italy’s benchmark stock index fell 50 percent in 2008, destroying 300 billion euros ($423 billion) in wealth.

“The reform didn’t help anyone,” said Gabriele Fava, who heads the Fava & Associati law firm in Milan and writes about labor law. “Not the government, which was hoping everyone would make the switch to take the strain off its coffers, nor the workers who have not resolved the problem of needing a supplement to their social security pensions.”

Italy’s experience shows how difficult it is to solve a problem facing governments from the U.S. to Europe to Japan as populations age and the old system of taxing workers to support retirees becomes unsustainable. Bush failed to persuade Congress to let workers put a portion of their Social Security taxes into privately invested accounts as voter opposition increased.

Standard Plan

For a quarter of a century, employers in Italy have paid about 7 percent of each worker’s annual salary into the severance system, called TFR. Workers received lump-sum payouts whether they retired, were fired or simply changed jobs.

Someone earning 80,000 euros a year would receive more than 200,000 euros in TFR after 35 years on the job and more than 60,000 euros after a decade of work. The fund pays a fixed return that aims to exceed inflation.

The program was a tempting target for a government struggling to meet its pension obligations. Italy spends about 14 percent of gross domestic product on pensions, the most in the European Union. Spain spends 9 percent and the U.K. 7 percent.

Italy has the EU’s lowest birthrate of 1.3 children per woman. By 2050, the country will have fewer than two working-age people for each person over 65, the lowest ratio in the EU, according to Eurostat, the bloc’s statistics agency.

Pensions Cut

Previous governments adopted measures to lower pension payouts and force workers to retire later. Benefits will drop to as little as 30 percent of a worker’s final salary from about 75 percent now, creating an incentive for Italians to seek higher returns by moving severance funds into a complementary plan.

Gaetano Turchetta, a Rome office manager, made the irreversible move to a private plan after a union representative boasted of the potential for 20 percent annual returns. The 43- year-old father of three now says he would sign with “two hands and two feet” if he could switch back.

“What do I want from the government?” he said. “Just not to become a burden on my kids.”

The TFR plan was meant to dent Italy’s risk-averse culture and lure more people to investment funds, said Biagio Masi, head of Banca Sella SpA’s insurance unit, who called the shift a “world-shattering change in mentality.”

Low Investment Rate

Eight percent of Italians invested in stocks in 2008, half the level of 2002, according to an Oct. 30 report commissioned by Acri, the country’s savings bank association. About 80 percent favored keeping their savings in the bank and 25 percent have a private pension or life insurance, the report said.

Money managers such as UniCredit, Italy’s largest bank, and Arca Previdenza, the biggest pension fund manager, lobbied customers to make the change, seeing it as an opportunity to kick-start a moribund fund management industry.

Funds under management in Italy have shrunk by a quarter in the past seven years, according to the Bank of Italy. The value of pension funds is equal to about 3 percent of GDP, compared with more than 90 percent in the U.S.

Even with full-page newspaper ads, billboards and telephone hotlines spurring Italians to switch, only 1.2 million people, or 10 percent of the eligible private-sector workers, chose to give up the TFR for private plans before the June 2007 deadline, according to fund regulator Covip. Italian lawmakers approved the reform at the end of 2006. It was part of the 2007 budget proposed by former Prime Minister Romano Prodi’s government.

Market Falls

Italy’s benchmark stock index has fallen 53 percent since the switchover. Last year was the first time since 2003 that TFR outperformed private plans, with workers guaranteed a return of 2.8 percent in the 10 months through October, Rome-based Covip said. The average return for private, non-union pension plans ranged from a gain of 2.6 percent for fixed-income funds, to a decline of 24 percent for stock funds, according to Covip.

The government is considering Covip’s proposal to compensate retirees for losses on private pensions incurred in the 12 months beginning Aug. 31, 2008. The watchdog has also proposed forcing funds to adopt more conservative investment strategies as clients near retirement.

Turchetta said his father, a construction worker, got a TFR payout of about 40,000 euros when he retired two years ago. He fears that he’ll be lucky to make ends meet after watching his pension plan drop more than 20 percent.

“Dad was assured a set amount, whereas I’m sitting here watching the market fall,” he said. “It’s so sad.”

domenica 4 gennaio 2009

Buonanotte all'Italia


Buonanotte all'Italia, Luciano Ligabue

"Noi, liceali indignati nel vuoto del Senato"

Tratto da la Stampa.it

Egregio signor Presidente della Repubblica,
a scriverle sono venti ragazzi che quest’anno sosterranno l’esame di maturità, studenti e studentesse del liceo Scientifico «XXV Aprile» di Pontedera. Ci rivolgiamo a Lei per la prima volta, ma l’argomento di cui vorremmo renderla partecipe ci sembra alquanto importante. La questione riguarda una visita che la nostra classe, insieme a due insegnanti, ha effettuato il 2 dicembre al Senato della nostra amata Repubblica.

Avremmo tanto voluto dimostrarle il riconoscimento verso le Nostre istituzioni e la felicità per aver avuto la possibilità di partecipare a tale visita, ma purtroppo i sentimenti che ci spingono a scriverle sono decisamente altri.

Siamo da poco maggiorenni, alcuni di noi hanno già avuto l’onore, nonché il dovere, di votare alle ultime elezioni. Tutti ci interessiamo alla politica, chi più e chi meno. Tutti, a scuola, seguiamo le lezione di educazione civica. Tutti studiamo gli articoli più importanti della nostra Costituzione e tutti crediamo nei suoi Principi Fondamentali. Ci stanno insegnando che non bisogna cedere a quella malattia, diffusa fra molti giovani, che è l’«indifferentismo». Ci stanno insegnando quel principio che un certo signor Piero Calamandrei insegnò agli studenti milanesi nel ’55 e cioè che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Dopo aver letto queste parole si immagini dunque con quale entusiasmo e aspettativa attendevamo la visita al Senato. Nel primo pomeriggio siamo stati alla Libreria del Senato, dove una cortese signorina ci ha parlato di quest’importante organo di Stato: il ruolo, i poteri, la fisionomia. Dopo aver chiarito alcune curiosità ci ha esposto che cosa avremmo sentito alla seduta pubblica. L’ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, la signorina ci ha anche spiegato che eravamo fortunati, in quanto avremmo assistito ad un’importante, se non accesa, discussione parlamentare.

Un po’ intimoriti, ma molto emozionati, siamo entrati a Palazzo Madama e, scortati dai commessi, siamo finalmente entrati per assistere alla seduta. Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge e si immagini il nostro stupore, mettendoci seduti, nel vedere che decine di posti erano vuoti, che le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e che nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Ci è venuto spontaneo chiedere spiegazioni ai commessi, i quali ci hanno cortesemente rassicurati, spiegandoci che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione e soprattutto il grado di attenzione sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.

Ma ancora più stupore lo abbiamo provato nel momento in cui ci siamo resi conto che la situazione, con il passare dei minuti, non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra di loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, per altro non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all’ordine tali senatori. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano si contrapponevano però i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla nostra tribunetta, esterrefatti, scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciano a esporre i loro discorsi e le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio ovviamente non si placa neppure adesso.

Molti di loro, concluso il discorso, prendono la ventiquattr’ore e se vanno, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuano insistentemente a conversare e come l’esponente del proprio schieramento conclude il discorso si girano e con estrema naturalezza applaudono, senza nemmeno aver ascoltato una virgola dell’arringa. Molti altri entrano ed escono, leggono e scrivono, ci guardano e sorridono.

Ma lo stupore provato fino ad adesso in un soffio si trasforma in profonda delusione e vergogna. Ad alcuni di noi infatti capita per caso di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma purtroppo del tutto intelligibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto noi. «E’ normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l’assenteismo. «L’Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.

L’entusiasmo di venti giovani cittadini si è cancellato al sentire queste frasi. L’unica cosa che provavamo uscendo da Palazzo Madama quel martedì era delusione, amarezza, vergogna. Tutte quelle belle aspettative di cui eravamo pieni la mattina sono sfumate in quella mezz’ora.

Come si può governare bene un Paese se non si siede quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?

Nei giorni successivi abbiamo continuato a parlarne in classe e le nostre professoresse si sono sentite quasi in dovere di chiederci scusa. I loro intenti erano due: coltivare e cementare il nostro senso civico e il nostro interesse per la politica e formare la nostra fiducia nelle istituzioni. Quest’ultimo è crollato come un castello di sabbia, lasciando dietro di sé le fondamenta della delusione. Ma per quanto riguarda la coscienza civica, difficile a crederci, si è resa ancora più salda: di assenteismo, di disinteresse, di falsità nella politica italiana avevamo sentito solo parlare, adesso però li abbiamo visti con i nostri occhi. Vedere per credere. La presa di coscienza di una realtà che in pochi vogliono ammettere ha generato un’unica, ma forte, sicurezza: la politica non può e non deve essere quella che ci si è presentata davanti. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», così recita l’articolo 67 della nostra Costituzione, e, se noi siamo la Nazione, non siamo più così sicuri di voler essere rappresentati da chi non si ripete ogni giorno questa frase.

Come noi anche altri studenti potrebbero aver avuto, e a nostro parere è cosa certa che sia accaduto, la stessa reazione. Perciò, pur essendo consapevoli che questa nostra lettera non cambierà quello che abbiamo visto e sentito nell’aula del Senato, ci è sembrato doveroso doverla rendere partecipe della nostra esperienza, delle nostre sensazioni e delle nostre conclusioni.

In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po’ del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.

giovedì 1 gennaio 2009

"Viva Caselli, viva il pool antimafia!" - 2

Sgarbi ad Agrigento


Spero che la vedova Borsellino accolga l’invito dei cognati Rita e Salvatore e respinga ogni lusinga del sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, il quale - secondo fonti di stampa - le ha recentemente offerto la cittadinanza onoraria. Il personaggio è ignobile e va contestato sempre, come ha fatto ad Agrigento il nostro giovane amico Giuseppe. Poliziotti e galoppini hanno reagito come se il delinquente fosse lui. Coraggio ragazzi, tirate fuori… la voce!

Caro Piero, cari ragazzi di qml.

sono Giuseppe Gati’, 22 anni, il contestatore di Vittorio Sgarbi ad Agrigento. Vi allego un breve resoconto della serata.
Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videcamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perchè impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perchè vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non puo’ farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lotengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato
(ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano piu volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare:

Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…”.

Questo é il clima di sicura impunità che vogliono i nostri politicanti, devono andarsene tutti sti bastardi!!!!!!!!!!!!!!

"Viva Caselli, viva il pool antimafia!"

Un bravo anzi bravissimo a questo ragazzo "eroe" in un'Italia di vigliacchi.

Sosterrò volentieri una raccolta fondi per aiutare questo ragazzo a cercare giustizia di questo atto grave nei suoi e nostri confronti.

Siamo con te!!!!!!!!

L'Italia rovesciata

viva_Caselli.jpg
"Viva Caselli! Viva il pool antimafia!"
Clicca l'immagine

Un ragazzo siciliano ha gridato: "Viva Caselli, viva il pool antimafia!" durante un'esibizione periferica del condannato in via definitiva Sgarbi. E' stato allontanato dalla forza pubblica, sequestrato e rinchiuso in una stanza. Le persone che hanno assistito alla scena, tranne rare eccezioni, sono rimaste a guardare. E' un'Italia rovesciata. L'onesto è il disonesto. Il giudice è il ladro. Il pregiudicato è il parlamentare. Per capire come comportarsi è sufficiente dire il contrario della verità.
La stella polare dell'italiano è il rovescio del diritto. Non può sbagliare. Chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni e chi si i fa i suoi e i nostri diventa presidente del Consiglio. Se il ragazzo avesse esclamato: "Mangano eroe!" sarebbe stato invitato a cena dalle autorità con babà e cannoli. Dire il contrario della verità paga in un Paese di mentitori.
Nessuno tocchi il ragazzo. E' un piccolo eroe, un fiore raro. Gli altri, i presenti che non sono intervenuti in sua difesa, sono invece italiani veri. Quelli che tengono sia famiglia che capobastone.

Scrive Sonia Alfano:
"Ancora una volta siamo costretti a prendere atto dei vergognosi comportamenti adottati dal sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, dalla polizia municipale che ha agito in piena e totale violazione della legge e dalla stampa che, come spesso accade, ha riportato notizie false e imprecise. Il ragazzo che ha contestato Sgarbi ha solo riportato notizie vere che una certa stampa ha subito bollato come "accuse". Sgarbi è un pregiudicato condannato per truffa allo Stato e in primo e secondo grado per aver diffamato il dottor Caselli e l'intero pool antimafia. Siamo pertanto grati l ragazzo artefice della contestazione per aver mostrato che in Sicilia esistono ancora persone in grado di urlare la verità e di contestare, legittimamente, chi si è macchiato di così gravi gesti. Siamo amareggiati per l'inqualificabile comportamento della polizia municipale che, senza nessun titolo nè motivazione, ha sequestrato il ragazzo rinchiudendolo in una stanza della biblioteca "Franco La Rocca"... E' paradossale che uomini dello Stato difendano un pregiudicato che ha truffato quelle stesse Istituzioni che le loro divise rappresentano. Chiameremo a rispondere nelle sedi giudiziarie competenti gli artefici dei gravi episodi avvenuti..." Sonia Alfano