sabato 28 febbraio 2009

Il silenzio è mafioso - Passate parola

Il silenzio è mafioso dal Blog di Grillo

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Ieri il blog ha pubblicato un'intervista a Gioacchino Genchi che accusa servizi segreti e politici di essere coinvolti nella morte di Falcone e Borsellino. Genchi non è uno qualunque. E' l'uomo che secondo lo psiconano ha intercettato 350.000 italiani. La più grande spia della Storia dopo Mata Hari.
Sapevo che le reazioni alle parole di Genchi, le più pesanti che io abbia mai sentito contro quello che ci ostiniamo a chiamare e pensare Stato, potevano essere solo due. Farlo passare per mitomane o il silenzio assoluto, mafioso di tutti i giornali e i canali televisivi.
L'omertà ha prevalso. Nessuno ha visto e sentito. Non Mieli, non Riotta, non Mauro.
Il video di Genchi è il più visto su YouTube nelle ultime ventiquattro ore, ma nessun media nazionale ne ha riportato il contenuto. Un paradosso dell'informazione. Se chiudono la Rete, su questo Paese caleranno le tenebre. La Cupola dei Giornalisti è più forte, più coesa di Cosa Nostra. Genchi ha detto la verità, la controprova è che Genchi per i media non esiste, che i mandanti degli omicidi di Falcone e Borsellino non possono essere neppure nominati.
Genchi ha detto:
"E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."
Genchi era presente in via D'Amelio, ha visto il corpo carbonizzato di Borsellino, ha seguito le indagini sul segnale che ha innescato la bomba, non parla per sentito dire. Borsellino era minacciato, ogni domenica si recava da sua madre, ma lo Stato non riuscì neppure a isolare l'area di parcheggio di fronte al palazzo con una transenna. Genchi non è l'unico a indicare nella strage di via D'Amelio la nascita della Seconda Repubblica.
Antonio Ingroia, pm di Palermo:
"La verità va cercata a ogni costo, io penso che la cosiddetta Seconda Repubblica ha i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello Stato, magistrati e poliziotti" (*).
Dalla sentenza della corte d'Assise di Caltanisetta del processo Borsellino ter:
"Proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi, come Borsellino, avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa Nostra e di arretramento nell'attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare, anche pubblicamente, dall'alto del suo prestigio professionale e dalla nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche" (*).
Se l'informazione non esiste, facciamoci noi informazione. Ci vuole un nuovo CLN. Un Comitato di Liberazione Nazionale dell'informazione. Riportate sul vostro blog il testo dell'intervista di Genchi, traducetelo in tutte le lingue e inviatelo ai blog esteri che conoscete. Linkate il video da Youtube. Create i vostri video con le vostre analisi e conclusioni.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(*) Testi tratti dal libro: "L'agenda rossa di Paolo Borsellino" di Lo Bianco/Rizza.

Se non l'avete ancora visto qui trovate l'intervista a Genchi da non perdere e sopratutto da divulgare

Le interviste del blog: Gioacchino Genchi

A berlusconi "l'Oscar della volgarità"

Lo sciupafemmine

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"Io ti ho dato la tua donna". Era rimasta una battuta sussurrata da Silvio Berlusconi a Nicolas Sarkozy in conferenza stampa, durante il vertice italo-francese che si è svolto martedì a Villa Madama. Nessuno, o quasi, era riuscito a carpirla. Il Cavaliere aveva interrotto per qualche secondo il presidente francese mentre stava illustrando i risultati del summit.

La misteriosa battuta ha però suscitato la curiosità dei media francesi. Mercoledì sera la trasmissione serale di Canal , "Le Grand Journal", ha tradotto il labiale di Berlusconi, ricostruendo le esatte parole. "Moi je t'ai donné la tua donna", avrebbe detto il Cavaliere mischiando le due lingue. L'allusione all'italianità di Carla Bruni come fosse un bene da esportazione non è evidentemente piaciuta a Sarkozy. E neppure ai presentatori francesi che hanno costruito sulla gaffe una serie di ironie, assegnando a Berlusconi "l'Oscar della volgarità".

Se fossero vere le tesi di palazzo Chigi che bisogno aveva Sarkosy di dire "non sono sicuro che bisogna ripetere questo" riferito alla frase di berlusconi che é evidente quanto abbia messo in enorme disagio il Presidente francese.

Come può mettere a disagio ripetere che berlusconi ha studiato alla Sorbona (ha fatto solo uno stage sembra)?

Perché non é ripetibile una frase che al massimo poteva fare onore a berlusconi (se non fosse che é una 1/2 bufala)?

venerdì 27 febbraio 2009

Gioacchino Genchi accusa

Giustamente come dice Grillo questo Post non ha bisogno di commenti ma, aggiungo io, ha bisogno di essere divulgato dunque: passate parola!!!!

Gioacchino Genchi accusa

Questa è un'intervista che non si può commentare.
Beppe Grillo.

Intervista a Gioacchino Genchi:

"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.
Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.

Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.
Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.

Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.

Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!

Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.

No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?

Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.

Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.
Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.

Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.

In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.

Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.

Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.

La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.
Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.
Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!
Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.

Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.

Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!
Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."

Mills condannato, berlusconi garantito

Tratto da "The Independent di Peter Popham"

Traduzione da l'Italia dall'estero

che lezione morale dovremmo imparare dalla condanna di David Mills e dalla sua sentenza a quattro anni e mezzo di prigione?

E’ stato pubblicizzato come il processo dell’anno. Ma alla fine, la scorsa settimana il culmine dell’azione giudiziaria contro Silvio Berlusconi e il suo avvocato inglese David Mills per tangenti e corruzione è stato un non-evento. Ha avuto luogo in una squallida aula mezza vuota, nel retro del vasto e stupefacente tribunale di Milano, architettura fascista opprimente al massimo della sua desolazione. Nessuno dei due imputati si è fatto vedere al processo. Mills ha inviato le sue scuse e giustificazioni, ma Berlusconi non era neanche virtualmente presente: la sua ultima legge “ad personam”, che gli garantisce l’immunità contro le azioni giudiziarie fino alla fine del suo mandato, lo ha strappato dal processo a metà strada.

Che lezione morale dovremmo imparare dalla condanna di David Mills e dalla sua sentenza a quattro anni e mezzo di prigione? Il non prendere troppa confidenza con coloro di cui non ci si fida sembra inadeguato. Durante i molti anni in cui ha lavorato per Berlusconi, Mills ha contribuito a creare una rete di compagnie estere per il miliardario dei media. E l’uso che Berlusconi ne ha fatto non erano affari suoi? Per un ex assessore socialista, sposato con un Ministro socialista, questa sembra una dichiarazione infelicemente riduttiva.

I conti furono usati per pagare al defunto protettore di Berlusconi, Bettino Craxi, milioni in tangenti, per pagare una tangente di 434 mila dollari a un giudice romano, per frodare milioni al Ministero del Tesoro italiano. E’ stato in un processo che riguardava l’ultimo abuso che Mills è stato fatalmente prodigo con la verità.

Grazie alla prescrizione è improbabile che il piccolo problema milanese di David Mills si trasformi in tempo trascorso in prigione. Ha molti amici potenti a Londra, e si sta probabilmente ridendo del processo a qualche cena a di Islington mentre sto scrivendo. Ma la connivenza con la perfidia italiana di un uomo così vicino alla vetta del partito laburista è moralmente oltraggiosa.

Uno stigma riemerge

L’ostilità razziale verso i nuovi immigrati ha provocato timori che l’Italia stia ritornando al clima degli anni trenta, quando le leggi razziali di Mussolini bollavano gli ebrei. Perciò c’è un messaggio sinistro sulla copertina dell’ultima edizione italiana di Wired: una fotografia della scienziata italiana ebrea premio Nobel Rita Levi Montalcini, che compirà cento anni in aprile, con il titolo “ItAliens”?

Cacciare via il Vescovo

Il mondo è inorridito nell’apprendere che il “Vescovo” britannico lefebvriano Richard Williamson non crede nell’esistenza delle camere a gas, tuttavia Papa Benedetto lo ha riaccolto nella Chiesa. Adesso Williamson sta per essere cacciato dall’Argentina, dato che ha perso il suo lavoro là. Forse questo brillante Papa lo aveva programmato da tempo.

giovedì 26 febbraio 2009

Momento magico per le mafie

L'ex Procuratore antimafia Vigna dice (fonte ANSA):

"La crisi economica porta ad 'un momento magico per le organizzazioni mafiose che dispongono di grossi capitali",

sottolineando che

"in una situazione di restrizione del credito verso le pmi, la mafia potrà agire attraverso l'usura per impossessarsi delle imprese. C'é poi una flessione forte dei titoli in borsa e questo agevolerà la mafia ad acquisire azioni attraverso prestanome, ancora una volta inquinando la nostra economia".

Credo che faccia venire qualche dubbio la corsa sfrenata di questo governicolo a imbavagliare i giornalisti, bloccare le intercettazioni e la giustizia, non dare fondi alle forze dell'ordine costrette a piedi e voler a tutti i costi puntare su opere miliardarie inutili come TAV, ponte sullo stretto e centrali nucleari che sicuramente, conoscendo come funziona il nostro Paese, saranno dominate dalla partecipazione dei prestanome delle mafie come chiaramente illustrato dall'ex Procuratore Vigna.

E da quanto si apprende oggi stanno cercando di distruggere il diritto allo sciopero.

Diciamo che, da quanto si é potuto capire, il disegno previsto dalla loggia P2, di cui facevano parte (e forse ne fanno parte ancora) esponenti del governicolo e della politica di dx e sx, della televisione, dell'economia e della stampa, si sta concretizzando giorno dopo giorno.

O no????

mercoledì 25 febbraio 2009

.......spegnere il televisore e .....scendere in piazza

Su "La Rete del Grillo" E.C. scrive:

IN RAI PEGGIO CHE MAI

Caro Beppe,
ti prego aiutaci a dare voce a questo scandalo. Sono una lavoratrice a tempo determinato che lavora in Rai da 11 anni, undici anni!!! Il mio stipendio base è di 886 euro lorde al mese che spesso non raggiungo neppure perché contrattualizzata solo per 3 o 4 giorni settimanali e neppure per tutti i mesi perché i contratti durano 3/4/6 mesi e poi a casa. Come può la Rai che è un servizio pubblico avvalersi di migliaia di professionisti quali operatori di ripresa, tecnici, redattori, assistenti alla regia e scenografia ecc. e usarli in questo modo?!? Tengo a precisare che il rapporto assunti-precari è ormai di 4 a 6 all’ interno della Rai! ma tutto ciò è normale?!? e non è la crisi a gettarci in questa situazione, la Rai lo fa da sempre. Indisturbata. Io dico, se un’ azienda ricorre ad un numero sempre crescente di tempi determinati significa che ha bisogno di quel personale e allora perché non obbligarla ad assumerlo, va bene aiutare le aziende ma questo non può ess!
ere fatto massacrando i lavoratori e facendo un salto indietro di 100 anni nel diritto del lavoro…. E i sindacati? allargano le braccia e sembra stiano dalla parte dell’azienda. A fronte di ciò assistiamo poi alla distribuzione di compensi milionari a vip e vippettini (vedi Bonolis, Benigni ecc), stipendi da capogiro a pseudo dirigenti e sprechi fatti ad arte per il tornaconto di qualcuno. Ma questa è un'altra storia e non vorrei addentrarmici. Io voglio solo un lavoro che mi permetta di guadagnare uno stipendio dignitoso tutti i mesi e non ce l’ho. Ho 43 anni e non so cosa fare, mi sento umiliata, frustrata e molto arrabbiata. Vorrei che la gente sapesse, ci crede dei privilegiati invece siamo dei disperati. Forse dovremmo invitare le persone a spegnere il televisore e a scendere in piazza. Beppe aiutaci tu! Grazie

Se lo Stato é il primo schiavista come possiamo credere che gli imprenditori privati abbiamo l'intenzione di rispettare i lavoratori?

A Marco Travaglio il premio per la libertà di stampa

L’associazione dei giornalisti tedeschi DJV [Articolo originale su DJV.DE] conferisce il premio per la libertà di stampa a Marco Travaglio

I sette membri del consiglio direttivo federale della DJV, l’associazione dei giornalisti tedeschi, quest’anno hanno assegnato il premio per la libertà di stampa al giornalista e autore italiano Marco Travaglio.

Michael Konken, presidente federale della DJV, ha motivato la decisione dichiarando: “Assegnamo il premio a Marco Travaglio, un collega che si è contraddistinto per il coraggio critico e l’impegno dimostrato nel combattere per la libertà di stampa in Italia.”

Travaglio ha saputo denunciare pubblicamente i tentativi dei politici italiani, in particolare di Silvio Berlusconi, di influenzare il lavoro dei media e di ostacolare lo sviluppo di un giornalismo critico. Le critiche di Travaglio si sono orientate anche ai colleghi italiani con lo scopo di incoraggiarli a non sottomettersi alla censura. “Il premio della DJV per la libertà di stampa è il riconoscimento più adatto a Marco Travaglio,” ha dichiarato Konken. “Travaglio deve dare coraggio ai giornalisti italiani affinché possano svolgere la loro funzione di vigilanza e non cadano vittima di intimidazioni”.

Il premio della DJV per la libertà di stampa consiste in 7.500 Euro e sarà conferito a Marco Travaglio a Berlino alle 18:30 del 28 aprile 2009 presso il Palazzo della Bundespressekonferenz (ufficio stampa federale). I rappresentanti dei media sono invitati a partecipare alla cerimonia.

Con questo premio la DJV onora personalità o istituzioni che si impegnano in prima persona in battaglie per il mantenimento e la creazione della libertà di stampa. I precedente vincitori sono stati il giornalista serbo Miroslav Filipovic, la giornalista russa Olga Kitowa e la redazione del giornale “Berliner Zeitung”. Filipovic ha ricevuto il premio per aver scoperto i crimini di guerra serbi in Kosovo, Kitowa è stata premiata per la sua difficile battaglia contro la corruzione in Russia e la redazione del “Berliner Zeitung” per l’impegno dimostrato nel difendere la libertà di stampa in Germania e l’indipendenza editoriale da Mecom Group, la casa editrice che l’ha rilevata.

Fonte "Italia dall'estero"

Le scorie nucleari? Nel giardino di Berlusconi!

Dal BLOG di Daniele Martinelli
Le scorie nucleari? Nel giardino di Berlusconi!

Nell’Italia ammorbata dall’ignoranza consapevole di molti suoi sudditi indotti al silenzio e alla passiva accettazione di ogni nefandezza della casta, tutti i giorni c’è qualcuno che reagisce, che pensa, che apre gli occhi. Purtroppo, per ora, i numeri ci dicono che gli italiani disinformati e inermi sono ancora la maggioranza. Ma non sarà sempre così. Prima o poi qualcosa dovrà accadere. Anche se l’Italia va verso il digitale terrestre anziché verso la banda larga. Anche se l’Italia è il paese con l’aria più inquinata d’Europa. Anche se l’Italia è il paese più corrotto e anche se l’Italia, da oggi, sarà l’unica nazione del mondo occidentale ad andare verso l’energia nucleare. Alla faccia del voto unanime espresso 30 anni fa dagli italiani, che con un referendum bandirono per sempre questa fonte energetica pericolosa, inquinante e ormai superata.

Invito Berlusconi a trasferirsi a vivere nella centrale di Caorso, o mettere a disposizione il suo giardino di Arcore per stipare le scorie radioattive prodotte dalle 4 fantomatiche centrali nucleari previste in Italia, la prima delle quali dovrà entrare in funzione nel fantascientifico 2020. Berlusconi, a rigor di logica, entro quell’anno dovrà essere stecchito o imbalsamato in qualche tribunale già da un po’. Peccato che non è detto.
Mentre il mondo evoluto avrà già fondato le sue economie sulle fonti di energia alternativa, in Italia, qualche amico di Berlusconi avrà lucrato su inutili studi di impatto ambientale e su progettazione di centrali, che nel frattempo non saranno nemmeno state costruite, ma che avranno gravato sulle esangui risorse degli italioti.

Ecco la vera ragione dell’incontro odierno del nano piduista con Sarkozy. E’ quella di assicurare fondi che arricchiscano i suoi amici e perdere tempo per far vedere che sta facendo qualcosa. Benché sappiamo che Berlusconi e il suo governo stanno facendo soltanto danni, abbiamo la speranza che vengano travolti tutti molto presto dalla crisi economica.
Dopo la caduta dei governi d’Islanda e della Lettonia, ora vacillano Bielorussia, Ucraina, Grecia e poi toccherà all’Italia. Settembre? Fine anno? Personalmente spero prima. Solo per togliermi lo sfizio di poter rispondere alla lettera di Massimo, con parole simili a quelle che mi ha scritto.

Ciao a tutti. Leggo questo blog solo da qualche settimana. Mi costerna leggere quello che succede in Italia e scrivo per cercare di “confortarvi” nella vostra battaglia. Vivo all’estero dal 1996, anno in cui andai in Inghilterra a lavorare per imparare bene la lingua inglese con la previsione di rimanerci solo un anno. Alla fine sono rimasto là 6 anni.
Non sono uno di quei “cervelli” che ha lasciato l’Italia perché non ha potuto mettere in atto ció che ha studiato. Lavorando nel settore alberghiero mi accorsi che la conoscenza della sola lingua inglese non bastava. Perciò mi iscrissi al corso universitario di Turismo e ospitalità di Londra, che conclusi molto bene nel 2002, anno in cui tornai a Milano. Che tristezza vedere quanta gente impreparata occupa certi posti di lavoro!
Comunque, a parte la questione personale, leggo su questo blog di gente che vuole lasciare l’Italia, stanca della situazione che si protrae da anni. Io, da italiano all’estero, non mi permetto di consigliarvi come cercare di contrastare questa situazione. Voglio solo dire che sono solidale con coloro che sono in Italia e che in qualche modo cercano di contrapporsi ad una forza opprimente.
Credo che il cancro si sia esteso troppo. Quindi onore a voi che rimanete e cercate di cambiare la situazione con i vostri ideali di giustizia. Purtroppo capisco anche che certa gente si sia ormai rassegnata dopo anni di costante sopruso. Forse era meglio agire in massa prima, adesso le cose sono piú difficili. Ecco perché ritengo un buon tentativo quello di rivolgersi all’Europa. Non mandiamo a Bruxelles gente a rappresentarci indegnamente, potrebbero corrompere (ulteriormente?) questa barca di salvataggio.
Nel milanese vivono ancora i miei genitori, le mie sorelle con i loro figli. Conosco i loro disagi, leggo dei vostri. Molti di voi non possono ovviamente emigrare. Dopo aver vissuto in Francia, Inghilterra e ora da qualche anno in Germania dove ho conosciuto una ragazza tedesca, madre della nostra splendida figlia, io in Italia non ci torno a vivere.
Aggiungo una cosa sulla burocrazia italiana. Essendo io anche francese (per mio padre), ho dato senza difficoltà la nazionalitá francese a mia figlia, che è anche tedesca. Avrei potuto anche darle la cittadinanza italiana. Ma ci ho rinunciato, visto che il consolato italiano mi ha chiesto di esibire il certificato di nascita tradotto da un loro traduttore autorizzato alla “modica” cifra di 200 euro. Il tutto nonostante quel certificato sia già emesso su un formulario europeo in piu lingue, tra cui l’italiano. E con l’aggiunta che, in caso di errori di traduzione, il consolato non si prende la responsabilitá. Se vorrà, quando sarà cresciuta, sarà mia figlia a decidere quale cittadinanza scegliersi. Io non sono ancora disposto a pagare il “privilegio” di essere italiano.
Un abbraccio a coloro che perseverano nella ricerca della giustizia e non vogliono essere lobotomizzati. Se questo puó aiutarvi a non rassegnarvi.
Cordialmente
Massimo


martedì 24 febbraio 2009

Di Pietro IDV unica opposizione per un Italia migliore a cui possiamo aspirare

Propongo i due interveti di DiPietro su intrcettazioni e milleproroghe che a mio parere dipingono in maniera precisa quali siano i veri obiettivi di questo governucolo e del suo "conduttore".

La volgarita' del milleproroghe 24/02/2009

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Oggi sono intervenuto alla Camera per la dichiarazione di voto sull'ennesima fiducia imposta dal governo. Fiducia che è mancata da parte dell'Italia dei Valori per l'ennesima volta.

Scempio intercettazioni 23/02/2009

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Oggi sono intervenuto in aula contro la legge scempio sulle intercettazioni. Questa legge avrà effetti devastanti sulla giustizia, moltiplicherà il numero di delinquenti nel nostro Paese, da quelli pistola alla mano a quelli in giacca e cravatta che siedono anche nelle istituzioni. Questa legge sortirà lo stesso devastante effetto che ebbe la legge sull'indulto, votata durante il governo Prodi, e alla quale l'Italia dei Valori si oppose con fermezza. Al peggio non c'è mai fine, ma questa volta abbiamo varcato un confine inesplorato.

Per impegno morale, Di Pietro chiede cortesemente di far circolare questi documenti e queste informazioni affinché tutti possano rendersi conto di cosa sta accadendo.

La Francia ci ha "fottuti e maziati", prima con Alitalia e adesso con l'accordo bufala sul nucleare fallito

Da Repubblica.it

Le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose, in caso di incidente, degli impianti che dovrebbero sostituire. A mettere in luce questo rischio è un'inchiesta del quotidiano britannico The Independent. Il giornale cita alcuni documenti di natura industriale che proverebbero come la fuoriuscita di radiazioni da queste impianti sarebbe notevolmente più consistente e pericolosa che non in passato. Documenti che provengono anche dalla francese Edf.

Intanto in Italia monta la protesta tra le organizzazioni ambientaliste dopo l'intesa siglata tra Italia e Francia che dà via libera alla costruzione di quattro centrali di terza generazione. ''Un accordo pericoloso e miope - denuncia Legambiente - Perché tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza''. Secondo Greenpeace, l'accordo è "a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l'industria nucleare francese", ma ''non offre all'Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica - tecnologia e combustibile arrivano dall'estero - ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine''.

lunedì 23 febbraio 2009

I rifiuti napoletani per il governo sono solo Spot

Chiaiano, spot contro quello del governo



Pronto ricorso al Consiglio di Stato

I comitati che si oppongono alla discarica napoletana del quartiere di Chiaiano hanno realizzato un contro-spot per rispondere alla pubblicità del governo che sottolinea la risoluzione della crisi dei rifiuti in Campania.

Il contro-spot è stato proiettato ieri sera sul palco del presidio di Chiaiano prima dell'intervento di Beppe Grillo. Nel filmato (guarda) si vede una donna che è sdraiata tra sacchetti di immondizia e, contrariamente allo spot del governo in cui la donna emerge dai rifiuti, viene sommersa da altri sacchetti.

Una voce narrante accompagna lo spot dicendo: «Napoli ha ancora il problema dei rifiuti. Il governo è intervenuto in maniera incostituzionale». Lo spot si conclude poi con l'appello dei comitati «Raccontiamo come stanno veramente le cose».

Ma i comitati di Chiaiano non si arrendono ed annunciano che ricorreranno al Consiglio di Stato. Infatti, i 19 cittadini che hanno presentato nei mesi scorsi un ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, come spiega l'avvocato Andrea Faiello, ora attendono di conoscere le motivazioni della decisione del giudice amministrativo per presentare ricorso. Il ricorso era stato presentato da 19 cittadini che chiedevano di sospendere i lavori di allestimento o «in via subordinata, di proseguire le opere con le opportune cautele per i danni che i denunzianti abbiano a soffrire nel caso di sentenza di favorevole nel merito». «Ci ripromettiamo di adire tutte le vie legali e giudiziarie», scrivono infine i rappresentanti dei comitati.

Fonte Il Mattino.it

domenica 22 febbraio 2009

Grillo dal palco di Chiaiano: Vogliono che soffriate in silenzio



Il comico ligure tra gli antidiscarica

«L'immondizia in Campania è diventata uno spot; non interessa più, serve solo dire che è tutto risolto, mentre voi a Chiaiano rischiate la salute. Siete una riserva indiana e con le vostre proteste rompete solo le scatole a chi vorrebbe che soffriste in silenzio».

Grillo entusiasma la folla di Chiaiano e riconosce loro la legittimità della loro protesta. Il comico ligure fa anche di più, si interroga su come mai nessun attore o cantante napoletano spenda la propria popolarità per la causa degli oppositori alla discarica nel Parco delle Colline. Per molti della platea, il riferimento implicito va anche a Pino Daniele che ha ringraziato dal palco dell'Ariston di San Remo Bertolaso e Bassolino per aver tolto l'onta della vergogna a Napoli.

A tutto campo il comico blogger ligure, dall'inopportunità di allestire una discarica vicino cinque complessi ospedalieri, alla non informazione dei media, fino alla Iervolino che non più avere le mani pulite con buona parte della sua ex giunta inquisita e un assessore suicida: «Ho visto cose impressionanti, bersaglieri che presidiano bottiglie di plastica e cingolati che puntano i gabbiani [...] Mi hanno fatto vedere quanto la discarica è vicina alle case, è una porcata così come lo è la militarizzazione dei siti dei rifiuti».

«L'immondizia in Campania è diventata uno spot - dice Grillo dal palco tra gli applausi dei comitati antidiscarica- l'immondizia non interessa più, serve solo dire che e' tutto risolto, mentre voi a Chiaiano rischiate la salute. Siete una riserva indiana e con le vostre proteste rompete solo le scatole a chi vorrebbe che soffriste in silenzio». Grillo parla poi di raccolta di differenziata, «quella porta a porta funziona ma non ve la fanno fare perché la affidano agli stessi che gestiscono gli inceneritori».

Fonte agenziami.it

mercoledì 18 febbraio 2009

I dati delle questure contraddicono Maroni - e figuriamoci se ne dicono una giusta

Replicando in aula a Montecitorio, l'onorevole Daniela Melchiorre (Ld) ha contestato i dati sulle risorse messe a disposizione delle forze di polizia forniti dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "La sua risposta contraddice clamorosamente i dati delle questure - ha affermato -, nella sola Venezia su 270 mezzi ben il 70% è fuori uso. Lei parla di nuove risorse per il 2009, in verità si tratta di fondi stanziati per pagare i debiti del 2008".

"La verità è che, nonostante siate già al quarto decreto legge in materia, state distruggendo la politica della sicurezza - ha proseguito in risposta alle dichiarazioni del ministro Maroni - in questi 9 mesi sotto il suo ministero la sicurezza dei cittadini è infatti peggiorata".

"Dovreste ascoltare di più i sindacati di polizia - ha insistito - quando vi dicono che con i 60 milioni di euro spesi per mettere i militari per strada, era possibile riattivare gli oltre 2000 poliziotti non in servizio. Ma voi cercato lo spot, l'apparenza, mentre la sicurezza dei cittadini peggiora a vista d'occhio". Melchiorre ha contestato inoltre "il modello di giustizia fai da te che sta dietro la proposta delle ronde. Una cosa insensata e pericolosa per l'incolumità stessa dei cittadini e negativa da tutti i punti di vista".

Fonte Virgilio notizie

martedì 17 febbraio 2009

La Sardegna ha scelto di stare con .............. Vergogna!!!!!!!!!!!!

Dal blog di Piero Ricca

L’avvocato inglese David Mills è stato condannato a quattro anni e sei mesi per corruzione in atti giudiziari dal Tribunale di Milano. Il legale nel luglio del 2004 aveva raccontato ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo di aver ricevuto 600mila dollari dal gruppo Fininvest per dire il falso nei processi in cui era coinvolto Silvio Berlusconi. Il premier era in un primo momento imputato insieme all’avvocato, ma la sua posizione è stata stralciata in seguito all’approvazione del “Lodo Alfano” sull’impunità delle massime cariche dello Stato da parte del Parlamento. Mills è stato condannato a risarcire anche 250 mila euro alla parte civile Presidenza del Consiglio (paradossalmente al suo coimputato). I giudici hanno inoltre disposto la trasmissione degli atti alla Procura perché valuti la testimonianza di Benjamin Marrache, uno dei testimoni nel processo.

La Repubblica, 17 febbraio 2009



La campagna mediatico-presidenzial-elettorale è servita: si sono presi anche la Sardegna. Walter mette a disposizione il suo mandato di segretario. D’Alema incassa il punto mentre apre a Bertinotti e alla sinistra extraparlamentare. La Binetti minaccia la rottura in caso di referendum contro l’eventuale approvazione del ddl sul testamento biologico. Silvana Mura (Italia dei Valori) si dice possibilista sulla castrazione chimica. Il vincitore delle primarie del Pd a Firenze prende le distanze dallo stesso Pd. La crisi economica impazza e la lobby dei concessionari per le slot machines da bar, che dovrebbe allo Stato circa 80 miliardi di euro, dorme sonni tranquilli visto che i suoi migliori referenti siedono in Commissione Bilancio. E per gli amanti del genere, la gestione di Expo 2015 rischia il commissariamento a causa della guerra per le poltrone tra Moratti, Formigoni e Leghisti. Poi c’è il ddl sulle intercettazioni con l’emendamento della Bergamini (quella dello scandalo Rai-Set che è ora parlamentare) che prevede il carcere per i giornalisti. C’è l’apertura della discarica di Chiaiano. C’è la Mafia che si interessa alle energie rinnovabili (visto che al governo non interessano), con l’ausilio di qualche conisgliere comunale, ovviamente. E’ un bel Paese, degno del suo corruttore!

E poi qualcuno ci domanda perché da giorni non diciamo nulla! Dateci il tempo di digerire!

giovedì 12 febbraio 2009

L'Inter e dei Sardi!!!!!!!!!!!!

intervista a Gavino Sale (iRS) candidato presidente della Regione Sardegna





L'Obama della Sardegna
Bravissimo, molto interessante almeno non dice cazzate poi bisogna sperare che metta in atto quello che dice.

Se fossi in Sardegna lo voterei

Così le norme sulle intercettazioni aiuteranno i pedofili a beffare la polizia

da Repubblica.it del 12 febbraio 2009

Il Pm cita l’esempio del rapimento di un bambino per spiegare come la nuova legge legherebbe le mani agli inquirenti. Così le norme sulle intercettazioni aiuteranno i pedofili a beffare la polizia.


Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni.

Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa.

La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico.

La polizia avvia le indagini e scopre che l’uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro.

La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:

a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;

b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.
L’acquisizione serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;

c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;

d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull’utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;

e) Intercettazione del telefono del sospetto;

f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto.

Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all’art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:

a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.

b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l’acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.

c) L’acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.

d) L’acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.

e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.

f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.

Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. “Dunque non possiamo fare nulla?”, chiede il commissario.

“Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine”. “Bene”, risponde il commissario, “allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori”.

“Niente da fare, commissario”, spiega paziente il pubblico ministero, “i prossimi congiunti dell’indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento”.

Una settimana dopo le indagini hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa.

La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all’auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni.

Il pubblico ministero emette subito i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un’auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l’intero fascicolo. L’autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo.

I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati.

Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono.

Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l’intercettazione di persone diverse dall’indagato.

Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento.

Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza.

Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l’autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto.

L’utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino.

Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde.

Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole “comprare” il bambino.

La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l’uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell’indagine per l’omicidio del professore Massimo D’Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l’uomo.

Niente da fare: l’uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza.

Passano i giorni; siamo a due mesi dall’inizio delle intercettazioni.

Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni.

Lo vede arrivare trafelato e raggiante: Dottore, ci siamo! urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l’uomo sconosciuto e il rapitore.

Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all’uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: “Chiamami domani e ti dirò dove venire”.


Chi accetterà di limitare e eliminare le intercettazioni come comanda il padrone d'Italia sarà complice e coinvolto in tutti i reati che resteranno impuniti a causa di tale legge.

Vergognatevi già da ora!!!!!!!!!!!

mercoledì 11 febbraio 2009

Al Governo non interessa la vita dei lavoratori

Tratto da Virgilio notizie

Con il dl milleproroghe, il governo "posticipa di un anno i tempi per adeguarsi alle nuove norme sulla sicurezza, in barba a quello che purtroppo accade ogni giorno in Italia, dove ogni sette ore c'è una vittima del lavoro". E' quanto ha dichiarato nell'Aula del Senato Giuliana Carlino, capogruppo dell'IdV in commissione Lavoro, intervenendo in discussione generale sul maxiemendamento del governo al dl milleproroghe su cui il governo ha posto la fiducia.

"Infatti - prosegue l'esponente dell'Italia dei Valori - il governo proroga, ancora di un anno, il termine per l'adozione dei decreti necessari a consentire il coordinamento della disciplina recata dal Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro con la normativa relativa alle attività lavorative a bordo delle navi, in ambito portuale e per il settore delle navi da pesca, e per l'armonizzazione delle disposizioni tecniche in tema di trasporto ferroviario. E meno male che nel maxiemendamento avete evitato, all'ultimo momento, di inserire i due deplorevoli emendamenti della Lega che erano volti a privare i dipendenti delle piccole imprese del diritto ad avere Rappresentanti per la sicurezza aziendali".

"In questi giorni - sottolinea la senatrice Carlino - ci avete accusato di essere cultori della morte, ma che cultori della vita siete voi che non siete minimamente interessati alla sicurezza sui luoghi di lavoro, malgrado le migliaia di morti bianche e gli innumerevoli incidenti che avvengono ogni anno? Cadono così nel vuoto gli appelli del Presidente della Repubblica e della Cei che chiedono luoghi di lavoro a misura d'uomo. Ci si meraviglia - conclude Carlino - di questo governo tanto attento alla vita degli esseri umani e molto meno interessato a garantire condizioni di vita umane ai lavoratori".

Quanti lavoratori devono morire ancora???

Vero, scusate dimenticavo che i lavoratori sono "comunisti"

lunedì 9 febbraio 2009

Marco Travaglio: La terza repubblica di Berlusconi

La terza repubblica di Berlusconi



Passate parolaaaaaaaa!!!!!!

domenica 8 febbraio 2009

“bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”

Tratto dall'articolo di Josep Perna su "El Periodico"

Tradotto da "Italia dall'estero"

L’Italia è diversa

Gli italiani sono un popolo di emigranti. Già in epoca antica, con il nome di romani, viaggiavano verso la Spagna dei nostri nonni e vi si stabilivano. Negli ultimi due secoli hanno invaso l’America di manodopera in surplus in Europa, rendendo la pizza famosa nel mondo. Ora il Governo sbarra le porte e una legge di “tolleranza zero” vige per extracomunitari e nomadi. Un’altra legge che si vota in questi giorni, definirà chi è meritevole del documento che permette una vita tranquilla: che abbia una casa degna. Per il ministro degli Interni, Roberto Maroni, una lussuosa abitazione è garanzia di ordine e onorabilità.

L’America è stata generosa. Gli immigrati si diffusero a milioni per le terre vergini del continente americano, dai laghi del nord fino alla Patagonia e, con loro, si stabilirono intorno a Chicago uomini provenienti dalla Sicilia e da Napoli, che non erano mossi dall’interesse di coltivare tabacco o mais, ma da quello di formare una società così segreta quanto redditizia, diretta da capi dai nomi tanto famosi come quelli di Lucky Luciano e Al Capone.

Ai nostri giorni, l’Europa guarda con orrore l’aberrazione delle prigioni segrete create dagli Stati Uniti a Guantanamo ed aspetta che il presidente Obama tenga fede alla sua parola, e le chiuda. E sorprende che a volte l’Europa sia così permissiva con il Governo di Berlusconi che ha creato carceri mascherate da chalet da spiaggia a Lampedusa. Un’isola ha per i guardiani il vantaggio che si può solo scappare nuotando. Nelle ultime ore sono state annunciate misure per evitare che venga comparata a Guantanamo. Che sia la verità. Nella vicina Sicilia si è coniata la frase “bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”. Sono esperti di pulizie di facciata.

La politica sopravvive solo perché la mafia lo vuole

Le dichiarazioni di Francesco Campanella - Prima parte



Le dichiarazioni di Francesco Campanella - Seconda parte




Dopo aver visionato questi filmati mi vergogno di dire che sono italiano.
Questa classe politica deve essere rimossa, esiliata, non deve più avere l'accesso alla cosa pubblica.
Non sono degni di dirsi italiani.

Vergognaaaaaaaa!!!!!

venerdì 6 febbraio 2009

Il canone sarebbe pagato molto più volentieri se avessimo un'informazione completa che racconti i fatti a 360 gradi

TV: 8.000 MAIL AD 'ANNOZERO' PER IL RITORNO DI GRILLO IN RAI

Roma, 6 feb. (Adnkronos) - Il pubblico di Annozero pagherebbe il canone piu' volentieri se in Rai ci fosse Beppe Grillo. Durante la puntata di ieri, Michele Santoro ha rivolto una domanda agli spettatori: ''Voi paghereste il canone piu' volentieri se in Rai ci fosse Beppe Grillo? Oppure con Grillo in Tv il canone non andrebbe pagato?'', ha chiesto il conduttore durante la diretta su Raidue.

Sulle 8.000 mail arrivate in tempo reale alla redazione di Annozero, la quasi totalita' (il 98 per cento) si e' espresso a favore della presenza di Grillo nella televisione pubblica, molti telespettatori hanno anche scritto di essere disposti a pagare "il doppio del canone" pur di avere un'informazione completa che racconti i fatti a 360 gradi.

Pienamente daccordo

Mutiiiiii, dovete stare mutiiiiiiiiiiii

Dal Blog di Grillo: L'obbedienza non è più una virtù

video_don_milani.jpg

Il Senato ha approvato il filtraggio dei siti con l'emendamento D'Alia, senatore UDC e compagno di banco di Cuffaro. Se, in futuro, un blogger dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Di leggi ingiuste ne sfornano una al giorno. C'è solo l'imbarazzo della scelta. La prima è stata il Lodo Alfano e l'ultima la denuncia da parte dei medici dei clandestini che si fanno curare. La legge D'Alia può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque questo si trovi, anche se all'estero. In pratica schierano i server alle frontiere invece che gli eserciti.
Di fronte a queste leggi l'unica risposta è la disobbedienza civile.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?).Noi neppure.

«Art. 50-bis. Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet
1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.
3.I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento.
4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione,
individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.
5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete
internet, o con altro mezzo di propaganda"."

"Caro Beppe,
è da qualche tempo che ad ogni notizia che mi informa dell'ultima iniziativa legislativa del governo, mi ritrovo a chiedermi se sia giusto rispettare leggi ingiuste. Leggi promulgate per difendere i diritti di pochi e ledere le vite di molti.
Di questi tempi, e con questi pensieri per la testa, trovo di grande attualità le parole di Don Milani che a distanza di più di quarant'anni credo meriterebbero di tornare a scuotere le coscienze di tutti. L'obbedienza non è più una virtù. Nel 1965 venne messa in discussione l'uso della forza come sola strategia per tutelare la Patria. Oggi abbiamo bisogno di suscitare nuovi obiettori di coscienza in grado di criticare con giudizio e argomentazioni solide le leggi ingiuste che ci vengono imposte.Filippo

"[...]Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé non accettò nemmeno la legittima difesa.
Mi riferirò piuttosto alla Costituzione.
Articolo 11. "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli...".
Articolo 52. "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino".
Misuriamo con questo metro le guerre cui è stato chiamato il popolo italiano in un secolo di storia. Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l'onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L'obbedienza a ogni costo? E se l'ordine era il bombardamento dei civili, un'azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l'esecuzione sommaria dei partigiani, l'uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l'esecuzione d'ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidenti aggressioni, l'ordine d'un ufficiale ribelle al popolo sovrano, le repressioni di manifestazioni popolari? [...]" Don Milani

giovedì 5 febbraio 2009

De Magistris: "non esiste Grande fratello, la gente onesta stia serena"

De Magistris: chiesta archiviazione

De Magistris, "io sempre corretto"
Luigi De Magistris commenta con soddisfazione la richiesta di archiviazione della Procura di Salerno sui tabulati di Mastella. L'ex pm di Catanzaro dice all'ANSA: 'Per l'ennesima volta le segnalazioni di reato nei miei confronti si sono dimostrate infondate e si e' potuta accertare la correttezza del mio operato'. Sul caso Genchi afferma: io ero il dominus, ma lui aveva la sua autonomia. E chiarisce 'Non esiste un 'grande fratello', la gente onesta e perbene puo' stare serena'.

Di Marco Travaglio:
Avevano ragione i Pm di Salerno. Infatti li hanno trasferiti

Il decreto di perquisizione e sequestro dei pm di Salerno Luigi Apicella, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani a carico di magistrati e faccendieri di Catanzaro indagati per corruzione giudiziaria e altro, è “perfettamente legittimo”, “logico, preciso e analitico”, “immune da vizi di motivazione”, in linea col Codice e la “giurisprudenza di Cassazione”, necessario “per l’accertamento dei fatti”. Nessuna “pesca a strascico” per cercare reati su “sospetti e congetture”, ma un atto indispensabile per riscontrare il “corposo materiale probatorio raccolto”. Insomma un decreto dotato del “crisma di atto di ricerca della prova e non di ricerca della notitia criminis”. Lo scrive il Tribunale del Riesame di Salerno (giudici Mele, Spinelli e Pisapia), nelle motivazioni delle due ordinanze con cui ha rigettato i ricorsi del capo della Compagnia delle Opere calabrese Antonio Saladino, indagato in Why Not (indagine poi avocata a Luigi De Magistris); l’ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi, che scippò a De Magistris l’altra indagine, Poseidone; la moglie di Lombardi e il di lei figlio, avvocato Pierpaolo Greco, socio del sen. avv. Giancarlo Pittelli (amicone di Lombardi, indagato e poi archiviato in Poseidone e in Why Not, ma ora inquisito a Salerno). Le motivazioni, depositate il 30 gennaio, sono clamorose perchè smentiscono tutti gli addebiti mossi ai pm di Salerno da politici, Anm, alte cariche dello Stato e Csm, che proprio per quel decreto li ha cacciati su due piedi.

I giudici ricordano che l’inchiesta di Salerno ha scoperto “un complesso disegno criminoso, tuttora in atto, diretto a favorire soggetti indagati in Why Not e Poseidone… fra questi Mastella, Saladino e Pittelli, attraverso la deviazione del regolare corso dei processi penali con interventi contrari ai doveri d’ufficio compiuti dai magistrati indagati, in virtù di accordi corruttivi e intrecci di interesse con gli indagati, in modo da determinarne l’esito favorevole con l’allontanamento, l’esautorazione e la delegittimazione del dr. De Magistris, la parcellizzazione delle inchieste in vari tronconi e la revoca del consulente Genchi”. Perciò i pm han sequestrato le due indagini “insabbiate”, in quanto “corpo del reato”. E il Riesame ritiene che abbiano ben motivato le accuse nelle 1400 pagine del decreto: il “perverso intreccio d’interessi tra politica e imprenditoria” che ha stritolato De Magistris e provocato “la stagnazione e la disintegrazione” delle sue indagini è “perfettamente sussumibile nello schema della corruzione giudiziaria”. Poco importa se i favori fatti da Saladino e Pittelli ai magistrati che hanno emarginato De Magistris siano arrivati prima o dopo questi fatti. Come stabilito dalla Cassazione, la corruzione giudiziaria “più allarmante e subdola” è l’”asservimento della funzione pubblica agl’interessi del privato corruttore”, “quando il privato fornisca o prometta al soggetto pubblico, che accetta, denaro o altra utilità per assicurarsene i futuri favori”. E’ proprio il caso di Catanzaro.

Il Riesame sposa l’accusa di corruzione giudiziaria mossa a Pittelli, Lombardi & C.: “E’ pacifica la contrarietà ai doveri d’ufficio della revoca della co-delega di Poseidone a De Magistris”. Lombardi, per via della sua amicizia con Pittelli e dei rapporti societari fra il suo figliastro e lo stesso Pittelli, aveva “il dovere di astenersi” dall’inchiesta su Pittelli: invece la tolse al pm titolare procurando “utilità” e “immediato vantaggio”all’amico Pittelli. Il tutto in cambio delle “prestazioni, in parte anche precedenti”, fornite da Pittelli “a Lombardi e al figlio della moglie, Greco Pierpaolo… Agevolazioni per favorire la carriera di un giovane avvocato, per di più convivente” del procuratore. In seguito Pittelli divenne addirittura l’avvocato di Lombardi. Lo stesso vale per Saladino, che si liberò di De Magistris in Why Not; inchiesta avocata dal Pg Dolcino Favi con motivazioni fasulle e “col concorso del procuratore aggiunto Salvatore Murone”, pure lui indagato per corruzione giudiziaria: “Saladino aveva assicurato assunzioni a parenti e amici del Murone”, come pure di altri magistrati calabresi. Tra i beneficiari del presunto insabbiamento c’è pure Mastella, frettolosamente archiviato sebbene la gestione dei fondi pubblici al ‘Campanile’ (l’organo dell’Udeur) “meritasse ulteriori approfondimenti investigativi”.

Molti, a partire dal ministro Alfano, hanno accusato i pm di Salerno di essersi appiattiti sulla versione di De Magistris. Ma per il Riesame è falso anche questo: “L’inquirente non si è limitato a recepire le denunce del De Magistris, ma al contrario ha sottoposto le stesse a un’intensa attività di verifica, mediante acquisizione di atti e documenti, audizione di testimoni, colleghi dell’avv. Greco, colleghi del dr. De Magistris, consulenti…”. Dunque il decreto della discordia è “un legittimo atto investigativo diretto a riscontrare le acquisizioni testimoniali o a colmare le ultime lacune probatorie”. Di qui “il rigetto dei ricorsi, la conferma dell’impugnato decreto” e “la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese”.

A questo punto qualcuno domanderà: se il decreto è legittimo, perché il Csm ha cacciato i suoi tre autori? Bella domanda.

martedì 3 febbraio 2009

Gioacchino Genchi: chi ha paura di costui?

Dal Blog di Daniele Martinelli

Gioacchino Genchi

Gioacchino Genchi è ormai da settimane al centro di una campagna falsa sul suo conto, ben orchestrata sia dai giornali che dalle televisioni (fatto salvo i soliti rarissimi).
Gioacchino Genchi ha recentemente aperto un blog in cui si difende ma ha anche partecipato ad una trasmissione televisiva su Telelombardia, nella quale ha fatto dichiarazioni che hanno messo in imbarazzo sia il conduttore che gli altri ospiti. In teoria avrebbero dovuto imbarazzare anche tutti gli italiani all’ascolto.
Il momento televisivo cult val la pena di vederlo perché dubito che ci sarà riproposto.

Vi invito a leggere anche

l'articolo riportato da "Uguale per Tutti"

Pronto Pittelli? Le dodici sim del senatore

di Antonio Massari
(Giornalista)


da La Stampa del 3 febbraio 2009

Catanzaro Il signor Salvatore Domenico Galati non è mai stato eletto senatore né deputato.

Eppure i magistrati, per analizzare una parte dei suoi tabulati telefonici, dovrebbero chiedere l’autorizzazione del Parlamento.

E non si tratta di un caso isolato.

Com’è possibile? Semplice. È sufficiente che la sua scheda telefonica sia intestata a un parlamentare.

E dalle perizie del consulente informatico Gioacchino Genchi, oggi al vaglio del Copasir, vien fuori che un solo senatore della Pdl – Giancarlo Pittelli – ha attivato tra il 2001 e il 2006 ben 12 schede sim. «Pittelli – scrive Genchi nel 2007 – non può aver utilizzato, da solo, tutte le utenze che abbiamo elencato. (…). Le utenze di Pittelli sono risultate in contatto con batterie di cellulari utilizzati per delle azioni pluriomicide e addirittura rinvenuti sul luogo di delitti ».

Un motivo c’è.

«Pittelli esercita la professione di avvocato penalista», continua Genchi, ma il punto è un altro: «Nel momento in cui Pittelli diviene soggetto passivo dell’azione penale, il divieto di qualunque indagine telefonica si è esteso di diritto a tutte le utenze che possono essere state da lui utilizzate, in modo diretto o indiretto».

È il caso, appunto, di Salvatore Domenico Galati, che nulla c’entra con gli omicidi, ma avrebbe avuto un ruolo, secondo Genchi, in «operazioni bancarie assai sospette, per conto del Pittelli, con ingente movimentazione di valuta».

Pittelli – che ha presentato le dimissioni (respinte) al Parlamento – è ora indagato dalla procura di Salerno, per corruzione in atti giudiziari, nell’ambito del «caso de Magistris».

Nelle perizie di Genchi viene descritto come il «deus ex machina
» d’una fuga di notizie che avrebbe danneggiato Poseidone.

L’ex pm Luigi de Magistris l’aveva inquisito in «Why Not» e «Poseidone», prima che venisse trasferito, e perdesse le inchieste.

La posizione di Pittelli – sul quale l’ufficio antiriciclaggio aveva espresso dei sospetti – è stata poi archiviata dalla procura di Catanzaro.

Per la precisione: dai magistrati che, poi, sono stati indagati dalla procura di Salerno (anche) perché avrebbero favorito Pittelli.

Ma non si tratta dell’unico elemento delicato emerso dalle perizie di Genchi.

Uno strano filo rosso sembra collegare il «caso de Magistris» all’inchiesta milanese sul caso Telecom e, quindi, allo scandalo dello spionaggio illegale.

Nella perizia n. 12 del 2007 Genchi punta l’attenzione anche su Salvatore Cirafici (che non risulta indagato), direttore Corporate Governance di Wind spa (il quale, per questa vicenda, avrebbe già querelato Genchi).

Chi è Cirafici? Scrive Genchi: «Non esiste acquisizione di tabulati o richiesta d’intercettazioni (…) dirette alla Wind (…) che non venga portata a conoscenza della struttura aziendale diretta da Cirafici».

E Genchi scopre un fatto curioso: il telefono di Cirafici risulta in contatto con molti indagati (anch’essi archiviati) di Why Not e Poseidone: dall’ex piduista Luigi Bisignani a Lorenzo Cesa con la sua «Global Media» (società ritenuta da de Magistris il polmone finanziario dell’Udc).

Contatti, sottolinea Genchi, «che poca attinenza paiono avere con le garanzie di riservatezza richieste alle funzioni esercitate da Cirafici».

Non solo. Il telefono di Cirafici risulta in contatto con alcuni protagonisti dello scandalo spionistico Telecom, tra i quali Luciano Tavaroli e Marco Mancini.

Un contatto telefonico non è certo reato. Ma perché Cirafici è in contatto con tanti indagati in Why Not?

Infine: Genchi chiede i tabulati di un numero telefonico in contatto con Bisignani.

La Wind risponde – per 9 volte in due anni – che «l’utenza non è presente in archivio».

E alla fine una risposta si trova: era una «VPN», ovvero un’utenza molto delicata, tanto da non poter essere rinvenuta dallo stesso software Wind.

lunedì 2 febbraio 2009

Marco Travaglio: Intercettazioni impossibili e crimine libero

Intercettazioni impossibili e crimine libero




Passate parolaaaaaaaa!!!!!!

domenica 1 febbraio 2009

Viva Caselli! Viva il Pool antimafia! Questo gridava Giuseppe Gatì

Giuseppe Gatì

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Viva Caselli! Viva il pool antimafia!

Un ragazzo è morto fulminato mentre lavorava. Si chiamava Giuseppe Gatì. A lui ho dedicato il primo post dell'anno. Mi aveva colpito il suo grido disperato a favore del giudice Caselli e del pool antimafia nell'indifferenza e nell'ostilità di decine di persone. Giuseppe fu bloccato, identificato e trattenuto per ore in una stanza. E' stato riportato che la sua morte è dovuta a un incidente e che è stata aperta un'inchiesta. Il blog ne seguirà gli sviluppi.
Mentre scrivo ho in mente le parole della "Canzone del maggio" di Fabrizio De Andrè:
"E se credete ora - che tutto sia come prima - perché avete votato ancora - la sicurezza, la disciplina - convinti di allontanare - la paura di cambiare - verremo ancora alle vostre porte - e grideremo ancora più forte - per quanto voi vi crediate assolti - siete per sempre coinvolti...".
Ieri è stato inserito un commento dedicato a Giuseppe che riporto.

"Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinchè si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perchè mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia, Alice e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui. Non sappiamo come esprimere il nostro dolore. Ancora non riusciamo a crederci.
Vi lasciamo con le sue parole:
'E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci'."

Gruppo dedicato a Giuseppe Gatì su Facebook

Addio Giuseppe il nostro eroe

Dal Blog di Daniele Martinelli
Addio Giuseppe

Ho appreso la notizia della morte di Giuseppe Gatì, il giovane contestatore di Vittorio Sgarbi ad Agrigento. E’ morto stamattina in un casolare nei pressi della sua Licata, fulminato da una scarica elettrica mentre era intento ad un rubinetto di un contenitore refrigerante di latte. Gestiva il blog “la mia terra la difendo”. Era diventato popolare in Rete proprio in seguito a quella contestazione che aveva trasmesso pure Striscia la notizia. Mi aveva scritto qualche settimana fa per ringraziarmi di aver linkato il suo video in cui difendeva il pool antimafia e il magistrato Giancarlo Caselli. Come ricorderete, fu spintonato fuori dalla biblioteca gremita di gente da un vigile urbano.
Non lo avevo ancora conosciuto di persona ma questa disgrazia mi lascia esterrefatto e senza parole. Se non quelle più tristi, di unirmi al dolore dei familiari di questo ragazzo di sani principi. Le mie più sentite condoglianze.